“Il governo che ho l’onore di guidare diventa il secondo più LONGEVO della storia repubblicana”. Così Giorgia Meloni, carica di orgoglio sui social. La supera solo Berlusconi, lo stesso che in un ultimo sussulto di lucidità la definì “supponente, prepotente, arrogante e offensiva”.
Nel Paese dei governi balneari, degli esecutivi che duravano due settimane, la LONGEVITÀ È SINONIMO DI STABILITÀ, UN MITO, L’OBIETTIVO PIÙ IMPORTANTE. ‘Stabilicum’ è infatti il nome che la Destra ha dato alla proposta di legge elettorale in cantiere da tempo. MA LA STABILITÀ HA SENSO SOLO SE CONSENTE DI PORTARE AVANTI GRANDI RIFORME STRUTTURALI. Altrimenti diventa solo un mero TIRARE A CAMPARE.
E, purtroppo per l’Italia, i quattro anni del Governo Meloni ricadono nel peggiore tirare a campare. Le grandi riforme promesse in campagna elettorale sono miseramente abortite: l’Autonomia Differenziata smantellata dalla Corte, il Premierato mai realmente avviato, la Separazione delle Carriere bocciata dagli elettori, e meno male, aggiungo. La grande opportunità del PNRR, in larghissima misura gestita proprio da questo governo, sostanzialmente persa, tra ritardi realizzativi e opere cancellate. A partire dalla Sicilia.
RESTA UN PAESE che invecchia, con una natalità in caduta libera – meno di 1.000 bambini nati al giorno, record negativo – e che si impoverisce, con la perdita del potere d’acquisto di stipendi e pensioni certificata dall’ISTAT. Un Paese con la tassazione più pesante mai registrata (43,1%), ma con welfare e servizi sempre più carenti, a partire dalla Sanità.
Un Paese che non cresce economicamente, con percentuali da prefisso telefonico, e che produce sempre meno: 200.000 automobili l’anno, meno del 1955, in una delle patrie dell’industria automobilistica. Con il costo dell’energia tra i più alti d’Europa e una collocazione internazionale incerta, divisa tra l’ovvio destino europeo e l’attrazione per Trump, in nome della comune identità valoriale con Meloni e Salvini.
E allora, CARA GIORGIA, TU POTRAI PURE FESTEGGIARE LA LONGEVITÀ. L’ITALIA ASSOLUTAMENTE NO. SE LA STABILITÀ NON SIGNIFICA RIFORME E PROGETTI, MA SOLO L’OCCUPAZIONE DEL POTERE CON I SALVINI, LOLLOBRIGIDA, NORDIO, URSO, BERNINI, GIULI, SANTANCHÉ, DONZELLI E COMPAGNIA CANTANTE, BEH… NON C’È PROPRIO NULLA DA FESTEGGIARE.
Ingegnere, professore universitario, già rettore dell'Università di Palermo, nonno. E' stato candidato alla carica di governatore della Regione siciliana nel 2017 con la coalizione di centrosinistra.


