Il braccio di ferro è andato avanti per più di dodici mesi, ma alla fine Renato Schifani ha dovuto mollare la presa sulla Sanità. I Fratelli di Sicilia hanno avuto la meglio. La giunta regionale ha ufficializzato la nomina di Salvatore Iacolino a direttore del Policlinico di Messina, sancendo una resa politica attesa da tempo.
Il tutto condito da qualche altro movimento nei piani alti dell’amministrazione: Ignazio Tozzo è stato designato nuovo segretario generale della Regione, Gloria Giglio è passata al vertice della Ragioneria generale, più qualche conferma e qualche interim.
La sensazione è che la sanità siciliana, ma in generale l’alta Amministrazione regionale, siano gestite con un sistema che ricorda IL GIOCO DELLE SEDIE MUSICALI, un passatempo ben noto ai meno giovani. Il maestro di giochi, in questo caso Schifani, mette sul piatto del giradischi un vecchio 45 giri – magari “We are the Champions” dei Queen, con la ben nota modestia – e lo interrompe all’improvviso. In quel momento tutti devono sedersi. Poiché, per definizione, una poltrona manca sempre, c’è puntualmente un malcapitato che resta in piedi. Questa settimana è toccato a Salvatore Iacolino. Ma è solo un gioco, e comunque una sedia sgangherata l’ha rimediata anche lui. Domani si vedrà.
La domanda è inevitabile: questi spostamenti rispondono alla logica di mettere il dirigente giusto al posto giusto o a quella di piazzare dopo tormentose consultazioni del manuale Cencelli delle “teste di legno” come pedine delle varie parti politiche che si contendono i resti della Sanità e dell’Amministrazione siciliana? Perché se guardiamo alle competenze, vediamo dirigenti esperti di contabilità pubblica e finanza regionale che diventano segretari generali, avvocati che governano assessorati, agronomi che gestiscono musei, manager ospedalieri usati come jolly. Il filo conduttore ancora una volta non è la competenza, è l’appartenenza.
E il tempo di permanenza nella nuova carica? Facile prevedere che sarà effimero: proroghe di tre mesi, interim, incarichi a scadenza breve, nomine in prova. Sembra di osservare una boccia con dentro pesci rossi che girano in tondo convinti di esplorare nuovi oceani mentre qualcuno con un retino in mano aspetta di pescarli per trasferirli in un altro acquario o gettarli nello scarico.
A questo punto viene voglia di suggerire al Presidente un affinamento del meccanismo che ne faciliti la applicazione. Il suggerimento è quello di un sistema di rotazione a tempo con incarichi dirigenziali part-time, a turni di otto ore. Otto ore x, otto ore y, otto ore z, e così via. In questo modo le poltrone disponibili aumenterebbero magicamente. Con una sola direzione generale si potrebbero distribuire tre prebende. Se poi si sfruttano i festivi e i periodi di ferie, si può ancora estendere il numero dei dirigenti da nominare.
Questa rivoluzione copernicana dei criteri di assegnazione dei posti consentirebbe di sistemare ascari, parenti, amici e ricattatori, senza nemmeno dover inventare nuove strutture. Con buona pace della necessità di far navigare il barcone sgangherato della Sanità siciliana, che non affonda, ma nemmeno arriva in porto.


