Nel Poliambulatorio dell’ASP 6 di via Cusmano – sede della Direzione Generale – il cittadino scopre una nuova frontiera dell’organizzazione sanitaria: le informazioni su orari e ricevimenti dei medici non vengono più fornite dall’URP (ormai estinto), né da un tabellone aggiornato, ma dal vigilante, su delega informale degli operatori allo sportello. Il cittadino, colpito da tale innovazione gestionale, si domanda con legittimo stupore come un addetto alla vigilanza possa essere diventato depositario ufficiale di informazioni sanitarie, quando per definizione non ne fa parte. Evidentemente, nell’ASP 6, la catena dell’informazione segue percorsi creativi.
Il quadro è tanto più singolare se si considera che il D.Lgs. 29/1993 e la L. 150/2000 avevano previsto l’istituzione degli Uffici Relazioni con il Pubblico in tutte le amministrazioni. All’ASP 6, dopo oltre quindici anni di presenza e diffusione territoriale, gli URP sono semplicemente scomparsi. Non soppressi, non riorganizzati: evaporati. L’utente, ormai disorientato, non riesce neppure a completare una semplice prenotazione per la visita di cui ha bisogno. La sanità resta teoricamente universale; il percorso per raggiungerla, invece, è a ostacoli.
La stessa scena si replica al PTA Enrico Albanese, dove basta leggere i cartelli per entrare in uno stato di lieve vertigine: orari che si contraddicono, indicazioni che non indicano, stanze che non si trovano. Qualcuno percorre i padiglioni come in una caccia al tesoro, salvo scoprire, alla fine, che l’orario delle visite è nel frattempo terminato. Tutti quei cartelli, in realtà, potrebbero essere sostituiti da uno solo: chiaro, aggiornato, veritiero. Ma la semplicità, come è noto, è una delle forme più difficili di organizzazione. A completare il quadro, sulle porte degli ambulatori compaiono ancora i nomi dei pazienti in attesa di visita, in elegante violazione della normativa sulla privacy. Nonostante l’ASP abbia creato uffici URP e Privacy, anche questi risultano oggi più teorici che reali.
A questo punto le domande sono inevitabili:
Perché non possiamo avere una comunicazione corretta?
Perché l’informazione sanitaria è trattata come un dettaglio secondario?
Perché a Palermo, nelle aziende sanitarie, l’organizzazione sembra spesso affidata al caso?
E soprattutto: perché il cittadino deve vivere giornate di ordinaria follia proprio quando ha bisogno, semplicemente, di curarsi?

Mariapia Mannino
Pedagogista, già dirigente responsabile UO Formazione ed UO Comunicazione e Privacy ASL6 di Palermo. Ha conseguito il titolo di comunicatore pubblico presso l'Università Bocconi. E' stata responsabile per le Politiche di Genere presso la Segreteria Nazionale Confederale della UIL e designata a livello internazionale per la Commissione ONU sulla condizione femminile nel mondo fino al 2016. Tra il 2014 ed il 2018 è stata vice presidente del Comitato nazionale per l'attuazione dei principi di parità di trattamento ed uguaglianza tra lavoratrici e lavoratori presso il Ministero del Lavoro.


