Nell’edizione trapanese del Giornale di Sicilia del 24 settembre scorso, l’Assessore dei beni culturali Francesco Paolo Scarpinato e il direttore del Parco archeologico di Selinunte vantano gli straordinari risultati dell’estate selinuntina, che ha visto raddoppiare a 21.000 (l’anno scorso erano stati 10.000) il numero degli spettatori che ha assistito agli spettacoli estivi serali nel sito archeologico, uno dei più importanti e affascinanti della Sicilia.
L’assessore al ramo celebra il risultato del parco trasformatosi “in un laboratorio culturale a cielo aperto, dove reperti e note contemporanee dialogano insieme con estremo rispetto, consentendo a chiunque di trovare all’interno del cartellone la “sua” data da non perdere” , mentre il direttore di rincalzo parla di “Un racconto in più atti che ha reso unica l’estate a Selinunte”, e di “un cartellone che si autosostiene, nella convinzione che appartenga prima di tutto al pubblico”.
Parole e considerazioni sembrano insomma più quelle di IMPRESARI TEATRALI, legittimamente soddisfatti della piena riuscita del loro investimento, piuttosto che quelle di custodi (temporanei) del patrimonio comune chiamati a raccogliere la sfida di divulgare e valorizzare il senso dell’eredità culturale, a loro affidata, nell’epoca del turismo globalizzante e del consumismo di massa.
Ma la tendenza sembra essere quella di intendere la promozione turistica effettuata essenzialmente tramite la realizzazione di spettacoli come elemento portante, per non dire unico, della valorizzazione culturale e come traino all’aumento dei flussi di fruizione e all’incremento degli incassi.
A conferma di ciò, è dei primi di agosto l’incarico attribuito a Michele Celeste, nominato direttore artistico del parco di Gela (determina dirigenziale n. 43 dell’11 agosto 2025) e già responsabile del teatro d’essai La condotta di San Cataldo.
Un incarico dal compenso economicamente modesto ma che ambisce a creare un incentivo promozionale per un parco “minore”, come quello di Gela, che non può vantare gli introiti ricchissimi di quelli di Siracusa, Taormina ed Agrigento. A certificarlo è l’inserimento nella lista dei parchi siciliani che usufruiscono del Fondo di solidarietà dei parchi siciliani, istituito con l.r. 8/2023 e distribuito dal dipartimento regionale dei beni culturali (DDG n. 572 del 13 marzo 2024): di fatto il contributo di 247.500 euro assegnato a Gela costituisce la risorsa economica più rilevante del bilancio molto esiguo del parco e del resto non potrebbe essere diversamente, visto che i dati ufficiali mostrano che nel 2023 gli introiti da sbigliettamento sono ammontati a soli 6.044,00 euro (non è un errore nostro di digitazione, la cifra è quella), già meglio dei 2.322,00 euro riscossi nel 2021.
Com’è possibile che accada questo, per un parco che coincide con una delle più antiche colonie greche di Sicilia e per un territorio che in tempi non lontanissimi fu un un vanto della ricerca archeologica mediterranea sia per la storia delle comunità indigene dell’entroterra che per le fasi iniziali della colonizzazione greca ?
Accade perché, nonostante i 22 siti archeologici e i musei e antiquaria della provincia di Caltanissetta gestiti dal parco, la mancanza gravissima e ormai endemica di personale (archeologi e restauratori in primis, ma pure custodi e addetti alla vigilanza) fa sì che, nella maggioranza dei casi, i luoghi della cultura siano chiusi per opere di manutenzione e allestimento (museo di Gela, museo di Caltanissetta, aree archeologiche di Polizzello, Milena, Vassallaggi, Sabucina, Serra del Palco-Campofranco, Monte Raffe, Palmintelli e Bosco Littorio a Gela), oppure siano aperti solo su richiesta e prenotazione (acropoli di Molino a Vento a Gela, mura timoleontee di Capo Soprano, Gibil Gabib); aperti tutti i giorni solo il museo di Marianopoli, l’area archeologica dei bagni greci a Gela e a giorni alterni il complesso minerario di Trabia -Tallarita.
Certo, nel caso del parco di Gela, balzato agli onori delle cronache per il paradosso della nomina del “direttore artistico”, i problemi di gestione sono antichi e non si può attribuirli interamente agli attuali responsabili.
Senza un investimento congruo di risorse e di mezzi e senza una dotazione sufficiente di personale professionalmente idoneo è praticamente impossibile mettere a regime un’offerta culturale dignitosa e attenta anche alle esigenze di tutela del vasto territorio affidato , e in queste circostanze ci si può chiedere se la stessa istituzione del parco non sia stata un azzardo politico, cui non hanno fatto seguito provvedimenti risolutivi di organizzazione efficace della macchina.
Ma proprio per questa ragione colpisce che di fronte a tante e tali criticità sia stato ritenuto opportuno incaricare un professionista locale dello spettacolo affidandogli la “direzione artistica” di quelle che dovrebbero essere le attività di valorizzazione, e che è facile prevedere riguarderanno più prosaicamente le manifestazioni teatrali e musicali.
L’operazione equivale in pratica a somministrare un’aspirina a un moribondo, nell’intento di far dimenticare, al prezzo effimero di qualche evento che si guadagnerà il plauso politico e qualche titolo favorevole della stampa locale e dei social, l’inaccessibilità continuata dei siti e l’assenza di una vera programmazione culturale.
Un piccolo assaggio di quel che potrà accadere, con l’autorizzazione e anzi addirittura la promozione del parco, si è visto ad agosto, con due serate da discoteca realizzate davanti alle mura timoleontee di Gela: un raro esempio di fortificazione greca in mattoni crudi, fragile e preziosissima testimonianza archeologica per il cui restauro sono già stati stanziati 2 milioni di euro (DRS n. 3485 del 10 luglio 2025, Dipartimento Beni Culturali) , trasformatasi per l’occasione nello sfondo folkloristico dell’affollata e pacchiana manifestazione “In Vino Ghelas”, che si sarebbe potuta svolgere ovunque.
Ma è sotto gli occhi di tutti che in estate l’attività preminente nei parchi siciliani sia diventata l’organizzazione di spettacoli, in una sorta di gara condotta a distanza, e a oltranza, per riempire ogni sera i siti archeologici di un pubblico molto rumoroso e spesso poco esigente. Illudendosi che l’affollamento occasionale dei luoghi significhi fare cultura, che la stima dei numeri degli “spettatori” si identifichi con una crescita effettiva della “fruizione”, mentre il perimetro del business non va tanto per il sottile nella selezione degli eventi da offrire a pagamento.
Si tratta di un crescendo inarrestabile, di provincia in provincia.
Per esempio a Taormina, dove per evitare intoppi e criticità nella gestione degli eventi al teatro greco l’organizzatore di spettacoli Nuccio La Ferlita – noto alle cronache per le vicende che hanno coinvolto Sabrina De Capitani e Gaetano Galvagno – auspica che ci sia “un direttore del parco archeologico che sappia coordinare le attività e prevenire i disagi come quelli avvenuti durante il concerto di Cocciante (… ) capace di affrontare le sfide, non limitarsi a mettere paletti”, perché il “teatro antico è un patrimonio” (quotidiano La Sicilia,15 agosto 2025).
Il curriculum del direttore del parco (gli archeologi con incarichi di direzione di luoghi della cultura si sono estinti già da un pezzo…) dovrà dunque d’ora in poi contemplare accertate doti di manager dello spettacolo perché quel che più fa gola nella gestione del comprensorio di Naxos-Taormina è di certo il teatro greco, un “patrimonio” culturale che merita ogni cura, ma che soprattutto è patrimonio in senso stretto, perché fonte di rilevantissimi guadagni per gli eventi che ruotano intorno ai vari festival (cinematografico, di musica classica e contemporanea) organizzati dalla Fondazione Taormina Arte Sicilia, un ente di sottogoverno al quale sono destinate ogni anno ingenti risorse del bilancio regionale: per il solo 2025 un milione e mezzo di euro (L.R. n. 1 del 9-1-2025, cap.473702, v. DDS 2784/S8 del 25-8-2025 del Dipartimento al Turismo).
E siccome l’appetito vien mangiando, al già prestigiosissimo programma di eventi del teatro di Taormina l’attuale direttore ad interim del Parco archeologico di Naxos-Taorrmina ha deciso di ampliare e lanciare in grande stile, per il prossimo anno, il piccolo teatro moderno della Nike sulla punta di capo Schisò, dove alla fine dell’VIII secolo a.C. approdarono i primi greci provenienti dall’Eubea. Qui già quest’anno si sono realizzati spettacoli di nicchia, sperimentali e di tipo diverso da quelli usualmente destinati al teatro greco da una storica programmazione che privilegia i grandi concerti live delle star del pop, le opere liriche, la sinfonica.
“Il nostro obiettivo -dichiara il direttore del parco- è dare alla città di Naxos (….) non un teatro alla greca ma all’insegna della contemporaneità, che guarda al futuro e che sia generatore di cultura e visioni positive.” Insomma, ce n’è e ce ne sarà per tutti i gusti e per quasi ogni serata estiva, con lo slogan “L’estate è il nostro teatro. E non è ancora calato il sipario”. Intanto, tra costi dei servizi di gestione degli spettacoli, impianti e progettazione del futuro allestimento del teatro della Nike, che arriverà a 1200 posti, sono stati già spesi 586.878,76 euro di fondi del bilancio del parco (determine 163 del 30 giugno,177 dell’8 luglio, 179 del 9 luglio, 184 del 14 luglio, 185-186 e 188-189 del 15 luglio 2025). Mentre gli scavi archeologici languono, in un limbo di discreto, silenzioso disinteresse.
E così torniamo all’assunto iniziale dal quale è partito il nostro discorso: il “cartellone” degli spettacoli estivi come asse portante dell’attività “culturale” e misura della stessa attrattività dei parchi archeologici, una miriade di fondi pubblici da spendere per organizzarli e una diffusa grande e piccola (a volte piccolissima) imprenditoria che si avvantaggia di affidamenti quasi sempre diretti.
Una realtà a suo modo limpidamente tratteggiata da Claudio Baglioni quando si affretta a smorzare le polemiche che hanno accompagnato il suo ultimo costosissimo concerto “gratuito” a Lampedusa, quasi 800 mila euro complessive di risorse assegnate al Comune delle Pelagie: ”si trattava di fondi europei che potevano essere spesi solo per eventi culturali” , e ancora “mi spiace sempre quando si mischiano soldi e musica”…..perbacco che volgarità!
E dunque sì, un bell’affidamento diretto alla società che gestisce in esclusiva i concerti live del cantautore romano (tecnicamente il codice degli appalti la definisce procedura negoziata senza pubblicazione di bando di gara, lo abbiamo spiegato con dovizia di dettagli nel blog.italiavivasicilia del 9 settembre 2025) e amen: La vita è adesso, e chi può se la gode.
Si badi bene, la tendenza, tipica dei nostri tempi, non è solo siciliana e corrisponde all’idea che realizzare uno spettacolo in un sito culturale, meglio se archeologico, equivalga ad un’efficace azione divulgativa e di conoscenza del patrimonio capace di far crescere la consapevolezza identitaria del pubblico, contribuendo all’aumento percentuale dei flussi e allo stabilizzarsi del marker di attrattore turistico del luogo.
Nulla però induce a concludere che tra le due categorie, numero di spettatori da un lato e numero di visitatori dall’altro, possa esistere un rapporto positivo di causa ed effetto, e per giunta a questo riguardo è impossibile azzardare un’analisi visto che i dati di fruizione pubblicati nel sito del dipartimento dei beni culturali siciliani, cui rinviano anche le pagine del portale dei parchi archeologici, sono fermi al 2021. Quattro anni fa, governo Musumeci. Ma davvero non se n’è accorto il Presidente Schifani?
Caterina Greco, archeologa.
Ha diretto il Museo Salinas di Palermo, il Parco di Selinunte, il Centro Regionale del Catalogo, la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Agrigento. Ha operato anche nello Stato come Soprintendente Archeologo della Calabria e della Basilicata.



