C’è chi governa e c’è chi racconta. In Sicilia, purtroppo, l’assessora alla Salute Daniela Faraoni sembra appartenere alla seconda categoria.
Con candore disarmante ha appena dichiarato: «Il servizio 118 vive un momento di grande difficoltà». Un’osservazione che qualsiasi cittadino siciliano avrebbe potuto fare guardando le cronache quotidiane. Ma detta da chi ha la responsabilità politica e gestionale del sistema sanitario, suona come una stonatura assordante.
Guardando la situazione, viene spontaneo associare la Faraoni alla figura di Alice: proprio come la protagonista del celebre romanzo, sembra vivere in un mondo parallelo, popolato da dichiarazioni ovvie e meraviglia di fronte a ciò che è lampante da anni. Un Paese delle Meraviglie dove dire l’ovvio equivale a governare, e in cui il tempo scorre senza che nulla cambi davvero.
Alle parole dell’assessora si aggiunge un atteggiamento tipicamente italiota, quello del “non era mia responsabilità”. Una linea storta sulla strada che devia dal percorso senza correggere nulla. È l’alibi del burocrate: segnalare i problemi senza mai risolverli, come se fosse compito di qualcun altro.
Ma i numeri parlano chiaro:
– Ambulanze previste: 590 medici, in servizio reale 410. Mancano 180 professionisti.
– Ogni giorno: 252 ambulanze operative, ma solo 108 medicalizzate.
– Spesso gli equipaggi escono incompleti: autista e infermiere, invece dei tre operatori previsti.
– I bandi annuali per medici EST vanno deserti: condizioni di lavoro e indennità non attraggono nessuno.
Questa crisi non è episodica, ma strutturale: turni “declassati” per ferie, malattie e straordinari non autorizzati, mancanza di attrattività della professione d’urgenza, ambulanze e strumenti obsoleti, assenza di piattaforme informatiche avanzate per geolocalizzare mezzi e gestire urgenze, reti incomplete per le emergenze tempo-dipendenti (ictus, infarto, trauma, emorragie gastrointestinali).
Che l’assessora si limiti a fare la cronista dei disastri, invece che la regista delle soluzioni, è un lusso che la Sicilia non può permettersi. L’immagine è chiara: Alice nel Paese delle Meraviglie che osserva stupita, mentre sulla nostra strada rimane impressa una linea storta, simbolo di una gestione che preferisce giustificarsi piuttosto che correggersi.
Eppure non è impossibile pensare ad alcune soluzioni concrete e possibili già nel breve periodo:
1. Dare indennità adeguate al personale sanitario: rendere attrattivo lavorare nell’emergenza.
2. Rinnovare il parco mezzi e attrezzature: ambulanze moderne, dotate di telemedicina.
3. Adottare tecnologie informatiche avanzate: piattaforme integrate per gestione centralizzata e geolocalizzazione.
4. Creare Reti cliniche per emergenze specifiche: percorsi rapidi e strutturati per ictus, infarto, traumi.
Alice può rimanere nel suo Paese delle Meraviglie. La Sicilia, invece, ha bisogno di amministratori concreti, che sappiano raddrizzare le linee storte della sanità e riportare il 118 al suo vero compito: salvare vite, non produrre alibi.
Già professore ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Palermo e Direttore dell’UOC di Gastroenterologia del’AOUP “P. Giaccone”



