Il soldato Schifani ha bisogno di rinforzi, perché dopo quattro anni a Palazzo d’Orléans i problemi della Sicilia continuano a presentarsi senza appuntamento e, soprattutto, senza aver concordato il messaggio con l’ufficio stampa. Avevamo cominciato dalla sanità, leggendo l’Audizione della Corte dei conti sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026, presentata dalle Sezioni riunite in sede di controllo nell’ottobre 2026. Ora allarghiamo la nostra consulenza gratuita a scuola, trasporti, acqua, rifiuti e sicurezza, che offrono materiale sufficiente a trasformare una campagna sui successi del governo in una prova di resistenza per i pubblicitari.
Occorre intanto ricordare che, dopo la comparsa sulla stampa di notizie sulla possibile campagna di comunicazione, Palazzo d’Orléans ha smentito sia la cifra di un milione di euro sia l’incarico a un’agenzia esterna. Prendiamo atto della precisazione, ma il problema del bilancio politico resta intero, qualunque sia il preventivo. Prima di scegliere la fotografia del presidente, dunque, conviene controllare che cosa finirà sullo sfondo.
Nella stessa Audizione, la Corte richiama l’esigenza di utilizzare efficacemente i finanziamenti già stanziati e di valutare gli investimenti pubblici attraverso risultati e tempi di realizzazione, perché i ritardi rinviano i benefici e accrescono i rischi di aumento dei costi. È un criterio che possiamo applicare anche al bilancio siciliano, senza chiedere ai pubblicitari una specializzazione in contabilità creativa.
Cominciamo dalla scuola, che prepara il futuro anche quando il presente preferirebbe occuparsi della prossima candidatura. Nelle prove INVALSI 2026, la Sicilia appartiene al gruppo di regioni in cui, in seconda superiore, circa metà degli studenti presenta risultati sotto la soglia di adeguatezza in italiano, mentre in matematica la quota si aggira intorno al 60%. Di fronte a queste dimensioni servono interventi mirati e continui; per una campagna sul capitale umano suggeriamo almeno di verificare che il capitale abbia ricevuto gli strumenti per leggere il prospetto. Insegnanti e ordinamenti dipendono dallo Stato, mentre Regione ed enti locali hanno responsabilità nel diritto allo studio, nella formazione e nei servizi: proprio qui andrebbero mostrati i risultati, dall’accesso alle opportunità al sostegno agli studenti fragili, fino ai collegamenti per raggiungere le scuole. Gli stanziamenti sono un punto di partenza, ma per sapere se una politica funziona bisogna seguire i ragazzi fino al risultato, perché il denaro annunciato, purtroppo, non sostiene le prove INVALSI al loro posto.
Per arrivare a scuola o al lavoro servono poi i trasporti, e secondo RFI, al 30 giugno 2026, la Sicilia aveva 1.106 chilometri di linee a binario unico su 1.370, dunque oltre l’80%, mentre le linee non elettrificate erano 578 chilometri. La comunicazione può viaggiare su tutti i canali, ma i treni devono ancora fare i conti con questi binari. L’infrastruttura dipende dal gestore nazionale e dagli investimenti statali, mentre la Regione programma e acquista il servizio ferroviario regionale: Schifani può quindi spiegare quali miglioramenti ottenga per i pendolari e con quali tempi, dato che la parola «connessioni», stampata grande, offre un riparo piuttosto modesto a chi aspetta in stazione.
L’acqua propone una difficoltà creativa ancora maggiore, perché nel manifesto si vede benissimo, mentre dal rubinetto deve uscire davvero. Secondo l’Istat, nel 2025 il 29,5% delle famiglie siciliane dichiarava irregolarità nell’erogazione, contro il 10,2% nazionale: quasi tre famiglie su dieci. Nel 2024 il razionamento aveva interessato otto capoluoghi su nove e ad Agrigento misure di riduzione o sospensione dell’erogazione erano state applicate durante tutti i 366 giorni dell’anno, offrendo un esempio impressionante di continuità amministrativa nell’interruzione del servizio. Il miglioramento successivo va riconosciuto, poiché a settembre 2026 la Regione segnalava oltre il 60% di acqua in più negli invasi rispetto all’anno precedente e ricordava il superamento delle condizioni di severità idrica da maggio. Occorre ora documentare come questa disponibilità si traduca in regolarità della distribuzione: gestori, Comuni e organismi d’ambito hanno le proprie responsabilità, mentre il governo regionale deve rispondere della programmazione e del coordinamento. Per celebrare il ritorno dell’acqua sarebbe utile invitare alla conferenza stampa anche l’ultimo rubinetto della rete.
Passiamo ai rifiuti, settore nel quale la Sicilia offre da tempo una notevole disponibilità di scenografie. I dati ISPRA per il 2024 collocano l’Isola all’ultimo posto regionale nella raccolta differenziata, con il 55,5% contro il 67,7% italiano. Il miglioramento rispetto agli anni precedenti esiste, ma resta la distanza dall’obiettivo del 65%, fissato dalla normativa per il 2012, a dimostrazione che anche il calendario avrebbe bisogno di essere aggiornato. La raccolta compete ai Comuni e ai gestori, mentre pianificazione e organizzazione del sistema chiamano direttamente in causa la Regione. Quanto ai termovalorizzatori, il comunicato regionale del 7 ottobre 2026 annunciava il parere favorevole, con prescrizioni, della Commissione tecnica specialistica sui progetti di Palermo e Catania, un passaggio verso le autorizzazioni e le gare successive. È un avanzamento da registrare con il suo nome e la sua fase, perché presentare un progetto come risultato già disponibile ai cittadini richiederebbe una tecnologia ancora sconosciuta: lo smaltimento mediante comunicato stampa. Su questo terreno Schifani, anche commissario straordinario per il ciclo dei rifiuti, dispone di responsabilità particolarmente difficili da lasciare fuori dall’inquadratura.
Sulla sicurezza sarebbe opportuno dedicare meno attenzione alla posa e più alla presenza delle istituzioni nei territori. La relazione della Commissione antimafia dell’ARS, approvata nel giugno 2026, descrive il persistente radicamento mafioso e le difficoltà nella gestione dei beni confiscati. Indagini e ordine pubblico spettano allo Stato, mentre la Regione può intervenire con prevenzione sociale, sostegno ai Comuni e recupero degli spazi. La stessa relazione riconosce progressi nella videosorveglianza, anche grazie ai fondi regionali, ma resta da rendere quotidiana la legalità nei quartieri, perché un bene confiscato deve funzionare anche dopo la cerimonia, quando i fotografi sono già a un’altra inaugurazione.
C’è infine il lavoro, che rende particolarmente interessante ogni celebrazione del futuro. La Banca d’Italia registra per il 2025 una disoccupazione siciliana del 12,2%, contro il 6,1% nazionale, mentre i giovani fra 15 e 34 anni che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione sono il 27,5%, contro il 15,6% italiano. Gli indicatori migliorano, ed è giusto dirlo, ma i divari restano pesanti e chi governa dovrebbe spiegare quali interventi producano risultati e come intenda ridurli. Per una campagna basta chiamare i giovani «la nostra risorsa più preziosa», mentre per convincerli a costruirsi una vita qui occorre fornire qualche dettaglio contrattuale.
Nessuno può attribuire a Schifani l’invenzione di ogni guasto siciliano, poiché molti precedono il suo governo e coinvolgono altri livelli istituzionali. Dopo quattro anni, però, l’eredità ricevuta deve comparire accanto ai risultati ottenuti, alle scadenze rispettate e agli obiettivi mancati, altrimenti il rendiconto diventa un curioso esercizio nel quale i progressi hanno tutti un presidente e le insufficienze soltanto una data di nascita molto lontana. Governare comporta scegliere priorità, controllare l’attuazione e correggere ciò che continua a funzionare male, assumendosi la responsabilità di discutere i risultati con qualcosa di più impegnativo di uno slogan.
La futura campagna, se ci sarà, potrebbe offrire un servizio utile pubblicando pochi indicatori, aggiornati e confrontabili, con impegni e tempi verificabili. Un rubinetto funzionante sarà meno fotogenico del presidente, ma ha il vantaggio di migliorare la giornata anche a chi non ha votato per lui. Salvate pure il soldato Schifani, dunque, ma nel piano di evacuazione provate a trovare un posto anche per i siciliani.

ANTONIO CRAXI'
Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.


