Ci avevano promesso la Nazione forte e il decisionismo assoluto, ma, grattando la patina della retorica imperiale, della loro grandeur rimane solo la più prevedibile delle mance pre-elettorali. Come abbiamo ironicamente inciso sulla nostra finta lapide virtuale all’insegna del Sic transit gloria fasci, il Governo Meloni ha deciso di azzerare il bollo auto per i veicoli fino a 80 kW, ma lo fa per un solo, singolo anno. Quale? Il 2027, guarda caso l’anno in cui si tornerà a votare per le elezioni politiche. Definirla una marchetta è decisamente un eufemismo.
Sia chiaro un punto fondamentale: eliminare il bollo per alcune categorie, così come abbassare le tasse in generale, è sempre una buona idea. Noi lo sappiamo benissimo, essendo gli stessi che negli anni hanno eliminato l’Irap sul costo del lavoro, abbassato il canone Rai e introdotto il bonus degli 80 euro. Per la legge di bilancio 2018 avevamo addirittura trovato 7 miliardi – sette, non due spiccioli – per cancellare il bollo del tutto.
Ed è qui che l’ipocrisia raggiunge vette imperiali.
Era il 5 maggio 2016 e Giorgia Meloni, dai suoi profili social, si scagliava contro l’allora premier Renzi, reo di voler abolire proprio il bollo auto. Come lo definiva? Un “mago della distrazione di massa” e un “venditore di pentole”. Questa è Giorgia Meloni: una leader che prima aggredisce ferocemente gli avversari e poi li copia, come ha già fatto sulle trivelle e sull’Italicum. Con una sottile ma sostanziale differenza: noi lo volevamo togliere davvero, lei lo toglie per finta, a uso e consumo delle urne.
C’è poi un’aggravante morale imperdonabile. In quel famigerato post, Meloni sosteneva che l’annuncio sul bollo servisse a distrarre l’opinione pubblica dall’arresto di un sindaco del PD. Quel sindaco si chiamava Simone Uggetti, primo cittadino di Lodi. Fu letteralmente massacrato da un giustizialismo senza ritegno cavalcato da gente come la Meloni, per poi essere, alla fine, totalmente assolto con tante scuse.
Oggi la Presidente del Consiglio dovrebbe fare un profondo respiro e scusarsi su tutta la linea: con noi per averci chiamato “venditori di pentole” su una misura che ora cerca di intestarsi malamente, con Simone Uggetti per il giustizialismo feroce, e con gli italiani per l’incoerenza assoluta con cui governa. Secondo voi lo farà?
Francesco Rizzo (1995) è docente di materie umanistiche, saggista promotore culturale. Presidente del centro "Hosàytos" e Direttore Editoriale di "Sorsi e morsi d'arte", ed editorialista per “TotaPulchraNews” collabora attivamente con atenei, riviste scientifiche e prestigiose istituzioni del territorio agrigentino (come la Valle dei Templi, la Lucchesiana e il MUDIA). È autore di numerose pubblicazioni storiche e filosofiche, tra cui la “Summa Sicana” e il saggio “Francesco Magno. Un pontificato sine glossa (2026)”



