Quattro anni fa, 16 settembre 2022 moriva Mahsa Jina Amini, la ragazza curda uccisa a Teheran dalla polizia morale per il modo in cui indossava il velo. Oggi sono quattro anni di proteste al grido di «Donna, Vita, Libertà».
Sono quattro anni di repressione violenta da parte del regime iraniano, che nonostante la guerra con Israele e Stati Uniti controlla ancora più pesantemente lo Stato, la polizia, i tribunali, le carceri. Fa tutto ciò che vuole sulla pelle della sua popolazione. E lo fa nell’impunità totale, anzi il regime ha intensificato la repressione in nome della sicurezza nazionale e con una legge contro lo spionaggio ha ampliato le fattispecie punibili da usare contro manifestanti accusati di collaborazione con «Stati ostili».
Ma le proteste contro il regime sanguinario degli ayatollah, nonostante la guerra non si sono fermate, si sono trasformate. A gennaio, nella città di Abdanan, alcuni manifestanti hanno gettato il riso per terra, un alimento diventato troppo costoso trasformato in una protesta che non riguardava più soltanto il prezzo del cibo.
Dopo i morti delle repressioni e dall’inizio del 2026 oltre 1.000 esecuzioni della pena capitale, alcune famiglie hanno trasformato i funerali in luoghi di dissenso, sostituendo la ritualità religiosa ufficiale con musica, balli e poesie.
E ora arrivano i video della spesa. Uomini e donne mostrano quanto costa la spesa, raccontano salari che non bastano, bollette, debiti, il valore della moneta in caduta libera, e poi dicono (ironicamente) di essere soddisfatti e felici, per non essere chiamati «rivoltosi», «traditori», «mercenari» o agenti stranieri e chiudono i video ballando.
Questa è la nuova grammatica del dissenso. Le proteste si sono evolute, sono cambiate e diventate meno accese.
La Repubblica islamica è ancora in piedi, ma il rapporto tra il potere e una parte della società iraniana si è trasformato.
Oggi molte donne continuano a non indossare l’hijab e i giovani parlano di libertà con una naturalezza che prima non avevano: il cambiamento si è sedimentato nonostante la repressione accentuata dalla guerra.
Per questo quarto anniversario le organizzazioni per i diritti umani riferiscono di una massiccia militarizzazione della città natale di Mahsa, Saqqez nel Kurdistan iraniano.
Il timore delle autorità è che l’anniversario sia la scintilla per nuove proteste e manifestazioni: la ‘Coalizione delle forze politiche del Kurdistan iraniano’ ha convocato per oggi uno sciopero generale in tutte le città del Kurdistan, chiedendo di chiudere tutte le attività commerciali.
Il movimento di protesta civile è ancora vivo soprattutto ad opera delle donne e va sostenuto, ma l’Occidente e il Movimento femminista sono impegnati altrove.
Commercialista e Revisore legale. Per oltre 30 anni impegnata nell’associazionismo d’impresa e, dal delitto di Libero Grassi, nell’associazionismo antiracket e antiusura. Vicepresidente Comitato Pari Opportunità ODCEC di Palermo. Componente di Giunta della Camera di Commercio di Palermo-Enna per due mandati e componente del Consiglio Camerale per quattro mandati fino al 2023. Responsabile Pari Opportunità di Italia Viva Sicilia



