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QUANTI ERRORI NELLA LOTTA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE!

Giovedì scorso, a Dritto e rovescio, nella seconda parte della trasmissione, si è parlato di femminicidio.

Il dibattito partiva dal recente femminicidio di Lorena Isceri, stalkerizzata, minacciata, chiusa nel bagagliaio e poi uccisa dall’ex compagno. E, a un certo punto, è andato in scena quello che a me è sembrato uno spettacolo dell’assurdo.

Ho sentito “un’illustre avvocata”, Annamaria Bernardini de Pace, parlare della responsabilità delle donne che non riescono a lasciare un uomo violento.

Fermiamoci un attimo.

DAVVERO STIAMO PARLANDO DELLA RESPONSABILITÀ DELLE DONNE CHE NON RIESCONO A LASCIARE UN UOMO VIOLENTO?

DAVVERO STIAMO DICENDO CHE I FEMMINICIDI SAREBBERO DIMINUITI E CHE, QUINDI, IL PROBLEMA SAREBBE IN VIA DI RIDIMENSIONAMENTO?

DAVVERO STIAMO DICENDO CHE LO STATO NON PUÒ FARE NULLA?

No. Non possiamo accettare che la responsabilità venga spostata, ancora una volta, sulle vittime.

Lasciare o tentare di lascare un uomo violento non significa essere al sicuro. Anzi è solitamente il motivo scatenante la violenza.

Ilaria aveva lasciato il suo compagno. Era andata dai genitori perché aveva paura. Ed è stata uccisa.

Tania Terrin aveva lasciato il suo compagno e aveva presentato sette denunce contro di lui prima di essere vittima di femminicidio (sempre nello scorso agosto).

Questo è esattamente il modo in cui si evita di affrontare il problema. Spostare l’attenzione sulle scelte della vittima significa non interrogarsi sulle responsabilità di chi quella violenza avrebbe dovuto riconoscerla, prevenirla e fermarla.

Io, invece, mi aspetto un’altra domanda.

Dopo ogni femminicidio, noi tutti ,società e istituzioni ,dovremmo chiederci:

Dove abbiamo sbagliato? Dove stiamo sbagliando? Che cosa potevamo fare e non abbiamo fatto?

Perché qualcosa si può fare.

Si può prendere sul serio una denuncia per stalking.

Si possono rendere realmente tempestive ed efficaci le misure di protezione.

Si possono rafforzare le forze dell’ordine, i servizi sociali e la magistratura attraverso una formazione specifica e continua sulla violenza di genere.

Si possono finanziare adeguatamente i centri antiviolenza e le case rifugio.

Si può garantire assistenza legale e, soprattutto, autonomia economica e abitativa alle donne che decidono di uscire da una relazione violenta.

Si può intervenire sugli uomini violenti attraverso programmi specifici e controlli seri.

E soprattutto si può fare prevenzione nelle scuole: educazione al rispetto, al consenso, alla gestione del rifiuto, della gelosia e del controllo.

Perché il problema non nasce quando arriva la violenza fisica. La violenza comincia molto prima.

E, per rispondere a una certa politica che oggi sembra voler mettere in discussione la specificità del femminicidio, introducendo formule come quella del “patriarcato meridionale”, ricordiamo una cosa fondamentale: Il femminicidio non riguarda semplicemente il sesso della vittima. Riguarda la ragione e il contesto in cui una donna viene uccisa.

Chiamare un fenomeno con il suo nome non significa creare una gerarchia tra le vittime.

Significa riconoscere un fenomeno per poterlo comprendere, prevenire e contrastare.

Per questo mi viene da urlare quando una parte della politica propone di cancellare o annacquare questa specificità.

Perché la questione di genere esiste ed è generale ed enorme.Esiste nel lavoro, nella politica, nella vita domestica, nelle relazioni, nella società.

Non permetteremo di tornare indietro. Ma abbiamo bisogno anche degli uomini per farlo.

Come diceva Emma Bonino: “Contro ogni forma di violenza sulle donne, dico agli uomini: siate anche voi l’argine, insieme a noi.”.

Perché la lotta contro la violenza sulle donne non è una battaglia delle donne contro gli uomini.

È una battaglia della società contro la violenza, il dominio e la cultura del possesso.

E, come ci insegna la storia, ci saremo anche questa volta.

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Professionista con consolidata esperienza nel settore pubblico e istituzionale, ho ricoperto incarichi di responsabilità in diversi Ministeri, enti locali e gruppi parlamentari, sviluppando competenze avanzate in relazioni istituzionali, consulenza giuridica e coordinamento amministrativo. Laureata con lode in Giurisprudenza, ho arricchito la mia formazione con un master internazionale in diritto e un executive course alla Luiss School of Government.

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