Anna Maria Bernini ha annunciato il nuovo miracolo italiano: in Sicilia ci sarebbero 5.074 posti letto universitari in più e il target PNRR sarebbe addirittura “superato”. Conclusione ministeriale: più libertà per i ragazzi di scegliere dove studiare. Mancano soltanto i violini. Prima di commuoverci, però, conviene fare quella cosa poco spettacolare che si chiama leggere gli atti.
Il primo dato è reale, ma va smontato pezzo per pezzo. Dei 5.074 posti siciliani, 3.684 vengono dichiarati già realizzati; gli altri 1.390 appartengono alla seconda tranche gestita da Cassa Depositi e Prestiti. Per questi ultimi sono stati sottoscritti gli atti d’obbligo, ma gli interventi dovranno essere messi a disposizione entro il 15 maggio 2027. Un atto d’obbligo, per quanto elegantemente timbrato, non è ancora un letto. E soprattutto non ci dorme nessuno.
Già questo basterebbe a ridimensionare il titolo. Oggi non ci sono 5.074 nuovi posti utilizzabili: il numero che il Ministero considera già realizzato in Sicilia è 3.684. Gli altri sono un impegno per il 2027. La differenza tra presente e futuro, nel linguaggio della propaganda, tende notoriamente a essere un dettaglio grammaticale.
Ma il punto più interessante riguarda proprio quei 3.684. L’ANSA li definisce “già realizzati e disponibili”. Il comunicato nazionale del MUR, pubblicato nello stesso giorno, usa invece una formula curiosamente meno categorica: i primi 33 mila posti nazionali sono “già realizzati e saranno disponibili per gli studenti”. “Saranno”, non “sono”. Una sola parola, ma abbastanza per suggerire che prima di stappare lo spumante sarebbe opportuno verificare che un ragazzo possa effettivamente chiedere oggi quella stanza, ottenerla e entrarci.
Non è pignoleria. È il Ministero stesso ad aver cambiato, nel maggio 2026, il criterio con cui si certifica il raggiungimento del target. L’Ordinanza del Commissario straordinario n. 10 del 21 maggio 2026 stabilisce che, dopo la revisione concordata con la Commissione europea, il documento attestante il raggiungimento del target non è più l’asseverazione della “messa a disposizione dei posti letto”, ma il certificato di fine lavori. Tradotto dal burocratese: per contare il posto ai fini del traguardo PNRR può bastare che i lavori siano finiti; non serve più dimostrare, in quello stesso momento, che il letto sia effettivamente già a disposizione di uno studente.
È esattamente qui che la fanfara della ministra incontra la prosa della realtà. “Posto realizzato” e “posto disponibile” non sono necessariamente sinonimi. E “posto disponibile” dovrebbe significare una cosa molto semplice: esiste un indirizzo, esiste un gestore, esiste una data di apertura, esiste una tariffa pubblicata, esiste una procedura di domanda, esiste una quota effettivamente assegnabile e uno studente può presentarsi, concorrere e ottenere quel letto. Fino a quando questa catena non è verificabile, abbiamo una certificazione amministrativa, non ancora la prova di un diritto allo studio esercitabile.
In Sicilia la distribuzione dichiarata dei 3.684 posti è peraltro singolare: 1.413 a Catania, 646 a Messina, 583 a Enna, 464 a Caltanissetta, 167 ad Agrigento, appena 137 a Palermo, 136 a Siracusa, 98 a Ragusa e 40 a Trapani. Palermo, uno dei maggiori poli universitari dell’Isola, si ritrova con il 3,7 per cento del totale. Anche questo meriterebbe qualche domanda meno celebrativa e qualche elenco in più.
Il MUR ricorda che almeno il 30 per cento dei posti deve essere riservato agli studenti capaci e meritevoli privi di mezzi e che, per gli altri, i canoni devono essere inferiori almeno del 15 per cento ai valori medi di mercato. Benissimo. Ora servono i dati che consentano di verificare l’applicazione di queste regole in Sicilia: quali sono le strutture? Quanti letti sono oggi materialmente occupabili? Quanti sono già assegnati? Quanti ancora liberi? Quali convenzioni sono operative con gli ERSU? Quali tariffe vengono applicate? Da quale giorno uno studente può presentare domanda? E quanti dei 3.684 posti proclamati come “disponibili” sono realmente entrati nel circuito delle assegnazioni per l’anno accademico 2026-2027?
C’è infine il piccolo capolavoro del “target superato”. Il PNRR originario parlava di 60 mila posti. Dopo la revisione approvata nel novembre 2025, il target formale della Riforma 1.7 è stato dimezzato a 30 mila posti; parallelamente è stato creato un nuovo Fondo Student Housing, gestito da CDP, con altri 30 mila posti come obiettivo complementare. La politica pubblica resta quindi orientata complessivamente ai 60 mila, ma non è più corretto raccontarla come se fosse rimasto immutato un unico target originario di 60 mila letti già consegnati agli studenti. Una metà è il target della riforma; l’altra passa attraverso un diverso investimento e, per la seconda tranche, arriverà materialmente nel 2027.
La Bernini può dunque rivendicare un avanzamento importante. Può perfino concedersi una fotografia sorridente. Ma la “libertà di scegliere dove studiare” non si misura contando atti d’obbligo e certificati di fine lavori. Si misura contando studenti che trovano davvero una stanza a un prezzo accessibile.
Per questo, prima di dichiarare compiuto il miracolo siciliano, basterebbe un gesto molto meno solenne e molto più utile: pubblicare l’elenco completo dei 3.684 posti dati per attivi, con indirizzo, gestore, tariffa, data di apertura, modalità di accesso, convenzione ERSU e disponibilità effettiva aggiornata. Letto per letto.
Poi, se sono davvero tutti lì, pronti e assegnabili, applaudirà anche chi oggi si limita a fare i conti. Ma fino ad allora, più che “libertà di scegliere dove studiare”, siamo ancora alla libertà del Ministero di scegliere come chiamare un letto.

ANTONIO CRAXI'
Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.


