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VANNACCI, NESSUNA MANIPOLAZIONE SU ENRICO BERLINGUER!

Diciamocelo chiaramente: la politica è serietà, lo studio della storia è fatica, mentre il populismo vive di slogan facili e fake news.
Sta girando un manifesto della destra — lo potete vedere chiaramente — in cui il sedicente “Futuro Nazionale” legato a Vannacci usa una frase di Enrico Berlinguer sull’Unità del 7 aprile 1981.

La frase è vera? Sì. Ma il modo in cui viene strumentalizzata è di uno squallore politico imbarazzante. Quello che questi signori non vi dicono, sperando nell’analfabetismo storico dei loro potenziali fascio-elettori, è quello che Berlinguer fece esattamente 19 giorni dopo quell’articolo: scese in piazza. Guidò una manifestazione oceanica a Firenze per difendere la Legge 194 da chi voleva abrogarla. E il mese dopo, al referendum, stravinse lui. Gli italiani blindarono il diritto all’aborto. Punto. Le chiacchiere stanno a zero.

La grandezza del pensiero politico di allora — e del riformismo in generale — sta nel saper gestire la complessità, rifuggendo dagli estremismi. La posizione di Berlinguer era cristallina e profondamente laica: l’aborto non è una festa, non va “esaltato” come un bene supremo, ma va garantito per legge come diritto inalienabile. Perché? Perché l’alternativa era la macelleria sociale delle donne che morivano di emorragia sui tavolacci delle mammane clandestine.

Tutelare la salute e la libertà delle donne senza banalizzare il dramma dell’aborto non è una contraddizione: è il fondamento della civiltà giuridica. Usare oggi un virgolettato isolato per trasformare Berlinguer in un alleato postumo di chi vuole smantellare la 194 è una mistificazione storica bella e buona. Un trucco da azzeccagarbugli per una campagna elettorale francamente indecente.

Cari sovranisti, se proprio volete citare Berlinguer, abbiate il coraggio di ricordare che quel referendum lui l’ha vinto mettendoci la faccia, contro di voi. Giù le mani dalla storia. E, se vi avanza tempo, aprite qualche libro prima di fare i manifesti. Altrimenti fate una magra figura da “Fascistelli” da strapazzo

FRANCESCO RIZZO
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Francesco Rizzo (1995) è docente di Filosofia, Storia, Materie Letterarie e Lingue Classiche. Laureato con lode in Scienze Filosofiche e Storiche all'Università di Palermo e in Letteratura, Lingua e Cultura Italiana, si è formato professionalmente e ha collaborato con la Redazione dell'Officina di Studi Medievali di Palermo. Attivissimo promotore culturale nel territorio agrigentino e non solo, è Presidente di "Hosàytos - Editore, Biblioteca, Centro Culturale", realtà con la quale ha ideato e condotto quasi trecento eventi tra rassegne letterarie, mostre d'arte, presentazioni e progetti di rigenerazione urbana. È inoltre Direttore Editoriale della testata "Sorsi e morsi d'arte" e membro del comitato scientifico dello storico Circolo dei Nobili di Agrigento, con deleghe alla Filosofia, al Mondo Classico e alla Geopolitica. Studioso poliedrico, collabora con diverse università, istituzioni culturali (tra cui il Parco Archeologico della Valle dei Templi, Casa Pirandello e la Biblioteca Lucchesiana) e riviste scientifiche di settore, come VRBS e Studi sull'Oriente Cristiano. È autore di numerose pubblicazioni, indagini storiche e saggi filosofici, tra cui spiccano la monumentale indagine in quattro volumi "Summa Sicana" e il saggio del 2026 "Francesco Magno. Un pontificato sine glossa", opera consegnata personalmente all'autore in udienza dal Pontefice Leone XIV

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