Da oltre vent’anni la Sicilia viene descritta come la naturale piattaforma logistica del Mediterraneo. Una definizione che ritorna periodicamente nel dibattito politico e istituzionale e che oggi è stata rilanciata dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, , secondo il quale l’isola può assumere un ruolo strategico nei nuovi equilibri economici e commerciali tra Europa, Africa, Medio Oriente e Asia.
In realtà non si tratta di una novità. Molti anni fa era stato PRODI a immaginare la Sicilia come grande piattaforma mediterranea di scambio e di collegamento tra l’Europa e la Cina. In un’epoca in cui si discuteva della crescita impetuosa dell’economia cinese e delle nuove rotte commerciali globali, Prodi aveva colto una verità geografica ed economica che ancora oggi resta attuale: la Sicilia si trova al centro del Mediterraneo e potrebbe rappresentare uno dei principali punti di accesso delle merci verso il mercato europeo.
La geografia, tuttavia, da sola non basta.
La Sicilia possiede una posizione straordinaria. Si trova lungo le principali rotte marittime che collegano il Canale di Suez all’Europa. È vicina ai mercati del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’Europa meridionale. Dispone di importanti infrastrutture portuali.
Eppure l’isola non è ancora riuscita a trasformare questo vantaggio geografico in una vera leadership logistica. Per diventare una piattaforma logistica europea non basta avere porti. Occorre costruire un sistema.
Servono collegamenti ferroviari moderni e veloci tra i porti e le aree industriali. Servono interporti, piattaforme logistiche integrate, aree retroportuali efficienti, procedure doganali rapide, digitalizzazione delle operazioni e una burocrazia che favorisca gli investimenti anziché rallentarli.
SOPRATTUTTO OCCORRE una politica industriale coerente.
Se la Sicilia vuole diventare il principale hub logistico del Mediterraneo, deve attirare investimenti nella trasformazione industriale, nell’agroalimentare, nell’energia, nella cantieristica, nella logistica avanzata e nell’economia del mare. Non può limitarsi a essere un luogo di transito delle merci. Deve diventare un luogo dove le merci vengono trasformate, lavorate, valorizzate e reindirizzate verso i mercati europei. Questo significa creare occupazione qualificata, attrarre capitale internazionale e favorire la crescita delle imprese locali.
C’è poi una questione fondamentale: il sistema finanziario. Le grandi piattaforme logistiche del mondo non nascono soltanto grazie alle infrastrutture. Nascono grazie alla disponibilità di capitali, credito e strumenti finanziari capaci di accompagnare gli investimenti.
Le imprese siciliane, invece, continuano spesso a denunciare difficoltà nell’accesso al credito, costi elevati della finanza e insufficiente sostegno ai progetti di sviluppo. Senza una politica finanziaria regionale e nazionale orientata agli investimenti produttivi sarà difficile trasformare la vocazione geografica della Sicilia in una reale opportunità economica.
Il rischio è che la Sicilia continui a essere definita “strategica” in tutti i convegni e in tutti i documenti programmatici senza mai diventarlo davvero. Da Prodi a Urso, passando per numerosi governi nazionali e regionali, tutti hanno riconosciuto il ruolo centrale dell’isola nel Mediterraneo.
La domanda che i siciliani si pongono oggi è semplice: quante volte ancora dovremo ascoltare questa definizione prima che venga realizzata una vera strategia di sviluppo? Perché la Sicilia non ha bisogno di nuove etichette. Ha bisogno di infrastrutture, credito, semplificazione amministrativa, investimenti e una visione industriale di lungo periodo.
La geografia ha già fatto la sua parte. Adesso tocca alla politica.

Carmelo FINOCCHIARO
Nato nel 1962, di professione commercialista e proprietario di un gruppo imprenditoriale che spazia dall’edilizia, alle multi utility, al food, ha militato da giovane nella FGCI, PCI, PDS, DS per poi approdare in Italia Viva. Già’ dirigente nazionale del settore produzione e lavoro di Legacoop. Consigliere comunale nei periodI bui della lotta alla mafia nel comune di Mascalucia.
Presidente nazionale di Confedercontribuenti associazione per la tutela dei contribuenti e degli utenti bancari, associa in tutta Italia prevalentemente imprese.


