back to top
HomeAnalisiFINO A QUANDO, VANNACCI, ABUSERAI DELLA NOSTRA PAZIENZA?

FINO A QUANDO, VANNACCI, ABUSERAI DELLA NOSTRA PAZIENZA?

Quello che sale spontaneo alle labbra leggendo le ultime, sconcertanti dichiarazioni del generale Vannacci è il sospiro esasperato di chi assiste, giorno dopo giorno, allo smantellamento sistematico del buon senso, della scienza medica e della memoria collettiva. Fino a quando dovremo tollerare che il dibattito pubblico in Italia venga tenuto in ostaggio da provocazioni che sembrano riemerse dalle paludi più cupe e superate del nostro Novecento? L’ultima uscita del generale, riportata dalle agenzie di stampa e sbattuta in prima pagina, non è una “libera opinione”. È una duplice e calcolata spallata ai fondamenti della nostra convivenza civile e alle conquiste della psicologia dello sviluppo degli ultimi cinquant’anni.

Partiamo dalla scuola, il nervo più scoperto. Proporre “classi separate per i disabili” trincerandosi dietro l’ipocrita e pietistica giustificazione che questo “aiuterebbe i ragazzi”, è un salto carpiato all’indietro di oltre mezzo secolo. È un’affermazione che ignora decenni di letteratura scientifica, calpestando il lavoro di migliaia di psicologi, pedagogisti e insegnanti di sostegno. Se Vannacci avesse sfogliato un qualsiasi manuale di base, saprebbe che la separazione non è mai una cura, ma un aggravante.

Come insegnava Lev Vygotskij, uno dei padri fondatori della psicologia dello sviluppo, la disabilità non è solo un dato biologico, ma è soprattutto una costruzione sociale: 

“Il difetto da solo non decide il destino della personalità, ma le conseguenze sociali e la sua realizzazione socio-psicologica”

Creare classi separate significa raddoppiare l’handicap, trasformando una difficoltà oggettiva in uno stigma sociale indelebile. Significa insegnare al bambino con disabilità che lui “non è abbastanza” per stare con gli altri, innescando dinamiche psicologiche di frustrazione, ansia e impotenza appresa. L’ITALIA VANTA, pur con tutte le sue fatiche strutturali, UNA DELLE LEGISLAZIONI SCOLASTICHE PIÙ AVANZATE AL MONDO (a partire dalla storica Legge 517 del 1977). Abbiamo abolito le classi differenziali – che erano veri e propri ghetti – comprendendo che la vera crescita avviene nell’incontro. Il compianto Andrea Canevaro, padre indiscusso della pedagogia speciale e dell’inclusione nel nostro Paese, ci ha lasciato un monito inequivocabile, radicato in una profonda comprensione psicologica dell’individuo: 

“L’inclusione non è un luogo dove mettere le persone, ma un modo per farle vivere insieme. La diversità non è un incidente di percorso, ma la condizione stessa dell’esistenza umana”.

Nascondere i più fragili in aule separate, fuori dalla vista dei “normali”, risponde a un’esigenza di presunta efficienza produttiva che è aberrante se applicata all’animo umano. Non si aiutano i ragazzi isolandoli. Al contrario, come sottolinea costantemente lo psicologo e pedagogista Dario Ianes, tra i massimi esperti di didattica inclusiva: 

“La classe eterogenea è l’unico ecosistema in cui si sviluppano competenze prosociali autentiche”

L’inclusione non serve solo al ragazzo con disabilità per apprendere per imitazione dai compagni (il peer tutoring); serve in egual misura all’alunno neurotipico, che sviluppa empatia, intelligenza emotiva e la fondamentale capacità di relazionarsi con chi è diverso da lui. Segregarli significa impoverire tutti, allevando futuri adulti anaffettivi e terrorizzati dall’alterità.

Ma l’assalto di Vannacci non si ferma all’educazione del presente; deve necessariamente colpire anche il passato, per chiudere il cerchio della sua narrazione. Definire Benito Mussolini uno “statista” al pari di Cavour, infilandolo in un calderone storico che include persino Stalin, è un’operazione di revisionismo tanto grossolana quanto tossica. E qui i due temi si fondono in modo inquietante. La matrice ideologica di chi invoca la separazione dei “diversi” nelle scuole è la stessa di chi guarda con macabra nostalgia ai regimi totalitari. Come spiegava la psicologia sociale di Theodor Adorno nei suoi studi sulla “personalità autoritaria”, il pensiero fascista si nutre di categorizzazioni rigide, del culto del forte, dell’ossessione per la “normalità” e dell’emarginazione del debole.

Mussolini non fu uno “statista”. Uno statista edifica una Nazione per tutti i suoi cittadini; un dittatore la epura, promulga leggi razziali, abolisce le libertà fondamentali e trascina un popolo in guerre disastrose. Mescolare i padri fondatori dell’Italia unita con i carnefici significa azzerare il peso morale della storia, rendendo tutto un indistinto rumore di fondo in cui ogni aberrazione diventa giustificabile.

La citazione di Cicerone contro Catilina calza a pennello non solo per l’abuso della nostra pazienza, ma per la natura stessa dell’azione in corso. Siamo di fronte a un tentativo metodico e implacabile di spostare la “finestra di Overton”, rendendo accettabile, dicibile e persino “di buonsenso” ciò che la nostra Costituzione – antifascista e solidale – aveva definitivamente bandito. Fino a quando tollereremo tutto questo? La pazienza democratica è vasta, garantisce la libertà di espressione persino a chi la usa per diffondere idee regressive. MA LA DEMOCRAZIA NON È UN CONTENITORE VUOTO: È FONDATA SU VALORI INALIENABILI DI UGUAGLIANZA E DIGNITÀ UMANA. QUANDO LA DECENZA VIENE CALPESTATA, QUANDO SI SUGGERISCE DI DISCRIMINARE I BAMBINI E SI STRIZZA L’OCCHIO AI TIRANNI, IL SILENZIO CESSA DI ESSERE DEMOCRATICA TOLLERANZA. DIVENTA COMPLICE IGNAVIA. ED È ORA DI DIRE BASTA.

FRANCESCO RIZZO
post

Francesco Rizzo (1995) è docente di Filosofia, Storia, Materie Letterarie e Lingue Classiche. Laureato con lode in Scienze Filosofiche e Storiche all'Università di Palermo e in Letteratura, Lingua e Cultura Italiana, si è formato professionalmente e ha collaborato con la Redazione dell'Officina di Studi Medievali di Palermo. Attivissimo promotore culturale nel territorio agrigentino e non solo, è Presidente di "Hosàytos - Editore, Biblioteca, Centro Culturale", realtà con la quale ha ideato e condotto quasi trecento eventi tra rassegne letterarie, mostre d'arte, presentazioni e progetti di rigenerazione urbana. È inoltre Direttore Editoriale della testata "Sorsi e morsi d'arte" e membro del comitato scientifico dello storico Circolo dei Nobili di Agrigento, con deleghe alla Filosofia, al Mondo Classico e alla Geopolitica. Studioso poliedrico, collabora con diverse università, istituzioni culturali (tra cui il Parco Archeologico della Valle dei Templi, Casa Pirandello e la Biblioteca Lucchesiana) e riviste scientifiche di settore, come VRBS e Studi sull'Oriente Cristiano. È autore di numerose pubblicazioni, indagini storiche e saggi filosofici, tra cui spiccano la monumentale indagine in quattro volumi "Summa Sicana" e il saggio del 2026 "Francesco Magno. Un pontificato sine glossa", opera consegnata personalmente all'autore in udienza dal Pontefice Leone XIV

Correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

I più letti

spot_img

Ultimi Commenti

Mario Mancuso SU VANNACCI, ORA BASTA.
Fabrizio Micari SU HA FALLITO, PRESIDENTE
Damiano Frittitta SU HA FALLITO, PRESIDENTE
Giandomenico Lo Pizzo SU HA FALLITO, PRESIDENTE