Parliamo troppo poco delle donne professioniste, anche troppo frettolosamente definite delle privilegiate: lavorano quando vogliono e guadagnano quanto vogliono!
La realtà è un’altra. Il divario reddituale tra uomini e donne, continua a rappresentare una delle principali criticità del mercato del lavoro italiano, l’abbiamo detto tante volte, e si manifesta in modo evidente anche nel mondo delle libere professioni. Un’analisi dell’Osservatorio delle libere professioni, basata sui dati Adepp, evidenzia come negli ultimi dieci anni la distanza tra redditi maschili e femminili non solo non si sia ridotta, ma abbia registrato un progressivo ampliamento. L’Indice di parità reddituale nelle professioni (IPRP), che misura il rapporto tra reddito medio femminile e maschile, mostra infatti una diminuzione significativa tra il 2014 e il 2024. Il fenomeno presenta inoltre differenze rilevanti in relazione all’età, al territorio e alle diverse categorie professionali, delineando un quadro ancora lontano da un’effettiva parità economica.
L’Indice di parità reddituale nelle professioni (IPRP) esprime il reddito medio delle professioniste come percentuale del reddito medio dei colleghi uomini, consentendo di misurare in modo immediato il grado di equilibrio economico tra i due generi.
L’analisi evidenzia un dato particolarmente significativo: negli ultimi dieci anni il divario reddituale tra professionisti e professioniste non si è ridotto, ma ha registrato un progressivo ampliamento. L’IPRP, infatti, passa dal 59,8% nel 2014 al 53,7% nel 2024, indicando che le donne percepiscono mediamente poco più della metà del reddito dei colleghi uomini. Questo andamento dimostra come il percorso verso una piena parità economica nelle professioni sia ancora lungo e complesso.
Il divario reddituale di genere nelle libere professioni è un fenomeno complesso, influenzato da molteplici fattori:
La distribuzione ancora squilibrata dei carichi familiari, che impatta sul tempo che le donne possono dedicare alla professione;
Le interruzioni di carriera legate alla maternità, alla cura dei figli e alle malattie, per mancanza di tutele.
La minor presenza femminile in posizioni di leadership e nei ruoli decisionali degli ordini professionali particolarmente misogini.
Tutto questo si ripercuote nei trattamenti pensionistici che inevitabilmente sono più bassi che in altri comparti del lavoro femminile.
Nonostante l’aumento delle donne che scelgono la libera professione, molte decidono di abbandonare. Le cancellazioni dagli albi professionali sono particolarmente elevate tra le donne nella fascia d’età 30-50 anni, con molte che optano per il lavoro dipendente in cerca di maggiore stabilità e conciliazione vita-lavoro.
Il confronto con il contesto europeo offre ulteriori spunti di riflessione. Nonostante il processo di femminilizzazione in atto, l’Italia rimane al terz’ultimo posto tra i 27 Paesi UE per presenza femminile nelle libere professioni, con un 41% che, sebbene in crescita rispetto al 35,5% del 2009, resta al di sotto della media europea del 47,4%.
Le disparità geografiche all’interno del paese aggiungono un’ulteriore dimensione al problema. Il divario di genere nei redditi professionali raggiunge il 47% al Nord, contro il 44% del Sud, pur considerando che i redditi medi dichiarati al Sud sono generalmente inferiori del 46% rispetto a quelli del Nord.
Che fare? Abattere gli stereotipi innanzitutto.
Solo attraverso un impegno costante e condiviso da parte di istituzioni, ordini professionali e società civile sarà possibile trasformare questa crescita numerica in un’autentica parità di opportunità e riconoscimento per le donne professioniste italiane.
La questione della parità di genere nel mondo delle professioni, non rappresenta soltanto un tema di equità sociale, ma costituisce anche un elemento fondamentale per la crescita economica e lo sviluppo sostenibile.
Commercialista e Revisore legale. Per oltre 30 anni impegnata nell’associazionismo d’impresa e, dal delitto di Libero Grassi, nell’associazionismo antiracket e antiusura. Vicepresidente Comitato Pari Opportunità ODCEC di Palermo. Componente di Giunta della Camera di Commercio di Palermo-Enna per due mandati e componente del Consiglio Camerale per quattro mandati fino al 2023. Responsabile Pari Opportunità di Italia Viva Sicilia



