Lo avevamo temuto quando l’entusiasmo per i miliardi del PNRR sembrava anestetizzare ogni dubbio: il problema non sarebbe stato ottenere le risorse, ma spenderle. E spenderle bene, nei tempi, con una macchina amministrativa all’altezza. Oggi la vicenda dei 6,2 milioni di euro destinati alla digitalizzazione del fascicolo sanitario elettronico in Sicilia conferma esattamente quel punto.
I numeri sono chiari. Entro il 31 maggio devono essere caricati 4,2 milioni di fascicoli sanitari, pari all’85% del target fissato dal ministero. Per farlo è necessario che oltre 25 mila tra medici di famiglia e pediatri siano formati e operativi sul sistema. A tre mesi dalla scadenza, la formazione in molte province non era nemmeno partita.
Il 2 febbraio, all’Ordine dei medici di Palermo, si è tenuta una riunione convocata d’urgenza da Giacomo Scalzo, dirigente generale del Dipartimento Attività sanitarie dell’assessorato regionale alla Salute. Non un funzionario qualsiasi, ma il vertice tecnico-amministrativo del settore. E da quello che è emerso non si è trattato di un incontro ordinario, ma di una vera e propria reprimenda alle Aziende sanitarie provinciali, accusate di non aver attivato per tempo i percorsi formativi. Scalzo ha parlato esplicitamente di “rischi di fallimento del progetto PNRR” e di un cronoprogramma non rispettato, nonostante le rassicurazioni fornite solo due mesi prima.
Questo è il punto politico – anche se di politici, in questa storia, non se ne vedono. Non c’è traccia dell’assessore regionale alla Salute, non c’è una presa di posizione pubblica del governo regionale, non c’è una conferenza stampa che spieghi ai cittadini perché la Regione che fino a settembre veniva indicata come “leader” sul fascicolo sanitario elettronico oggi rischia l’ennesima figuraccia nazionale. C’è un dirigente che richiama le Asp, che sollecita, che manda note ufficiali anche ad Agenas e alla cabina di regia PNRR. Ma la responsabilità politica, quella che dovrebbe assumersi l’onere delle scelte e dei ritardi, resta silente.
Eppure, qui non si parla di un dettaglio amministrativo. Il fascicolo sanitario elettronico non è un vezzo digitale: è un’infrastruttura clinica. Significa che un cittadino siciliano che finisce in pronto soccorso in condizioni di non collaborazione può essere identificato dal punto di vista sanitario, che le allergie, le patologie croniche, le terapie in corso sono immediatamente accessibili. Significa ridurre errori, evitare duplicazioni di esami, accorciare i tempi decisionali. Significa, in casi concreti, salvare vite.
Invece assistiamo a un copione noto: Palermo e Messina hanno avviato la formazione; altrove si è “in procinto di farlo”. C’è chi attribuisce responsabilità agli Ordini professionali, chi parla di accordi chiusi a fine gennaio che richiederanno due mesi per diventare operativi, chi ha scelto percorsi alternativi rispetto alle indicazioni iniziali. In una provincia si contano addirittura nove piattaforme informatiche diverse per il caricamento dei dati. Nove. In un progetto che dovrebbe unificare e standardizzare.
Non è un problema tecnologico. È un problema di governance. Il PNRR non è un fondo strutturale tradizionale, non consente margini elastici sulle scadenze, non premia le buone intenzioni. Impone milestone, target quantitativi, verifiche puntuali. È un meccanismo pensato per misurare la capacità amministrativa. E qui la capacità amministrativa si sta dimostrando fragile.
Avevamo avvertito che senza un rafforzamento reale delle strutture tecniche, senza coordinamento tra assessorato e Asp, senza una chiara assunzione di responsabilità politica, i progetti sarebbero rimasti sulla carta o si sarebbero trasformati in corse contro il tempo. Oggi siamo esattamente lì: una rincorsa disperata per evitare di perdere fondi europei già assegnati.
La questione, però, va oltre i 6,2 milioni. Se su un progetto strategico come il fascicolo sanitario elettronico – con obiettivi chiari, finanziamenti certi e scadenze definite – la Regione arriva a tre mesi dal termine in stato di allarme, cosa accadrà sugli altri capitoli del PNRR? Infrastrutture, territoriale, digitalizzazione dei servizi?
Il silenzio della politica è forse l’aspetto più preoccupante. Perché quando il problema viene lasciato interamente sulle spalle della burocrazia, si certifica implicitamente che il livello decisionale non intende esporsi. Ma il PNRR non è un dossier tecnico: è una scelta strategica di sviluppo. E se fallisce, non fallisce un dirigente. Fallisce una classe dirigente.
Progetti nuovi, realizzazioni ritardate. Non per mancanza di risorse, ma per deficit di metodo. E finché non si affronterà questo nodo strutturale, continueremo a scoprire le emergenze a ridosso delle scadenze, con la sensazione – ormai sempre meno sorprendente – che il vero ostacolo non sia Bruxelles, ma Palermo.

ANTONIO CRAXI'
Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.


