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LA SICILIA DEVE ATTIRARE INVESTIMENTI PRIVATI PER CRESCERE

In un precedente articolo abbiamo parlato della grande quantità di giovani che lasciano la Sicilia per andare all’estero o in altre regioni italiane. Si tratta di un brain drain che palesa il circolo vizioso della mancanza di attrattività della Sicilia a sua volta foriero di ulteriore depressione economica per il futuro e quindi ulteriore mancanza di attrattività.

Per risolvere questa criticità, e molte altre del panorama socio-economico siciliano, si pone spesso l’accento sulla mancanza di infrastrutture e dunque sulla necessità di investimenti pubblici. Il che è giusto, ma purtroppo non basta. La Sicilia è atavicamente piagata da un tessuto economico imprenditoriale limitato, poco dinamico e troppo dipendente dalla spesa pubblica. A sua volta il settore pubblico è fin troppo pervasivo e genera non poche inefficienze, anche perché gestito per riprodurre la stessa classe dirigente provocando nepotismi e incompetenze.

Infatti, il differenziale di sviluppo economico tra la Sicilia e le regioni più ricche e appetibili d’Italia continua a riprodurre sé stesso anche perché non esiste una sana competizione con il settore privato. Non avendo la Sicilia un robusto tessuto di imprese, le decisioni rimangono ancorate al quasi-monopolio del settore pubblico, sia dal punto di vista politico che imprenditoriale e anche nel mercato del lavoro. Un mercato del lavoro che rimane azzoppato dalla mancanza di un forte pilastro del settore privato.

In questo quadro, una delle azioni principali di governo regionale dovrebbe essere quella di aumentare il più possibile gli investimenti privati. Questi, proprio perché privati e non pubblici, dipendono dalla volontà di investire in Sicilia e dunque dalla convenienza a farlo.

Dobbiamo dunque porre la domanda: perché un imprenditore, sia esso siciliano o meno, dovrebbe investire in Sicilia? Gli investimenti dipendono fondamentalmente dalle opportunità che a loro volta sono generate dalla competitività comparativa di un determinato settore o nicchia, rispetto ad altre soluzioni geografiche.

I Florio seppero realizzare grandi investimenti in Sicilia grazie ai vantaggi comparativi di alcune industrie. Ad esempio, inventarono le conserve di tonno perché i fattori di produzione erano abbondanti e di alta qualità. Il tonno veniva pescato abbondatemene e a costi limitati, le “scatolette” di allora – in terracotta – erano anche producibili in grande quantità in Sicilia.

La materia prima per conservare il tonno, l’olio di oliva, era anch’essa abbondate e a costi limitati. Le vie di smercio del prodotto erano pure disponibili attraverso il trasporto marittimo e le aree di abbondanza degli input di produzione erano tutte costiere, e dunque risentivano in maniera limitata della mancanza di adeguato trasporto interno all’isola.

L’idea di guadagnare massivamente da una industria di conserve di tonno, per quanto ancora artigianale e labour-intensive all’epoca, ebbe così grande successo imprenditoriale. Tanto da essere copiata, trasformata ed essersi evoluta fino ai giorni nostri in tutto il mondo.

Oggi le condizioni tecnologiche ed economiche sono ovviamente cambiate. Ma non per questo non esistono opportunità di investimento che scaturiscono dal vantaggio comparativo che rende o renderebbe competitive numerose altre idee imprenditoriali. Non è il settore pubblico che deve suggerire nuove idee imprenditoriali, ma è evidente che l’azione pubblica può contribuire a farle nascere o per lo meno a favorire le condizioni perché esistano, siano pubblicizzate e siano motivo di attrazione per investimenti produttivi.

Per fare un esempio tra le tante azioni possibili in questo campo, già in essere in molte regioni europee, anche non a Statuto Speciale come la Sicilia, esistono agenzie regionali di investimento e sviluppo che lavorano in partenariato con istituti di finanziamento, siano essi a partecipazione o interamente privati.

Tra i mandati di queste agenzie, c’è soprattutto quello di attrarre investimenti nella propria regione con un’ampia serie di iniziative. Un’agenzia regionale per l’attrazione degli investimenti in Sicilia sarebbe il primo passo per facilitare gli investimenti internazionali, nazionali e locali e rilanciare economicamente la Sicilia, portando così i giovani a rimanere nella propria regione in età lavorativa.

Anche in Sicilia l’idea non è nuova. Se ne è parlato per decenni. Ma è necessario che la nuova agenzia per lo sviluppo e l’attrazione degli investimenti sia essa stessa fuori dagli schemi di autoriproduzione del sistema clientelare e nepotista della classe dirigente. Solo un’agenzia veramente capace ed efficiente, con un personale realmente adeguato, può iniziare a portare benefici.

Articolo pubblicato su Maredolce.com, link:
https://www.maredolce.com/2025/09/13/per-lo-sviluppo-della-sicilia-e-necessario-attrarre-investimenti-privati/

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 Master in Public Policy and Planning alla facoltà d’economia della Northeastern University di Boston, USA (1993), Gabriele Bonafede è dottore di ricerca in Pianificazione Territoriale (1994). Nel 1996 si è specializzato in Regional Studies in Developing Countries al MIT di Cambridge (USA). Dal 1992 lavora quale economista nell’ambito della cooperazione internazionale, principalmente per progetti e programmi di sviluppo finanziati da UE, GIZ, ADB, EBRD, EEA, SDC e altri donors internazionali.

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