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SORRIDONO I DUE NAUFRAGHI, MENTRE LA SICILIA AFFONDA.

L’ARS ha faticosamente approvato la cosiddetta manovrina estiva, che, tra una cosa e l’altra, è arrivata a quasi 400 milioni di euro.

E l’ha approvata velocemente, grazie alla “tagliola”, norma prevista dal regolamento , ma mai applicata in precedenza, che, di fatto, ha troncato la discussione, impedito ogni possibile ostruzionismo, e portato direttamente al voto ogni articolo.

Uno schiaffo alla democrazia, al Parlamento, voluto dalla maggioranza e approvato esclusivamente grazie al voto ed al sostegno di Cateno De Luca, passato, in pochissimo tempo, dalle peggiori invettive contro Schifani urlate nelle piazze siciliane a supporter fedele e devoto del presidente. Esempio fulgido di voltagabbana, folgorato sulla via di Damasco, chissà perché…

Una manovrina senza respiro, senza una strategia, fatta solo di provvedimenti che mirano a tamponare emergenze frutto di una mancata programmazione.

I provvedimenti riguardano infatti somme per il funzionamento dei dissalatori, per sovvenzionare i comuni per il trasporto extra regione dei rifiuti, per la manutenzione delle strade provinciali ormai a pezzi, per ridurre le liste d’attesa.

Tutti problemi causati dalla mancata programmazione ai quali si tenta di dare rimedio con i pannicelli caldi.

Pochissimi milioni, poco più di un obolo, per i provvedimenti sociali, tra cui i fondi contro la povertà che ben altra capienza avrebbero dovuto trovare in una Regione disperata come la nostra.

E poi una manovra di veti incrociati, di ripicche tra “alleati” rissosi e sempre con i coltelli ben affilati, con bocciature eccellenti, con il voto segreto, di articoli chiaramente “targati”.

Saltano i laghetti artificiali per l’agricoltura, cari a Sammartino, salta l’acquisto del palazzo di via Cordova, fortissimamente voluto dall’assessore Dagnino abbandonato al suo destino dal presidente Schifani, saltano anche i fondi per l’editoria voluti dallo stesso presidente.

Avvertimenti, segnali, in un ambiente sempre più degradato.

L’abbraccio finale di Schifani e Galvagno era quello di due reduci scampati ad una tempesta. Dovrebbero avere la consapevolezza del loro fallimento e della loro inadeguatezza a portare avanti una regione allo stremo: hanno soltanto la soddisfazione di continuare a galleggiare. Mentre la Sicilia affonda.

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Ingegnere, professore universitario, già rettore dell'Università di Palermo, nonno. E' stato candidato alla carica di governatore della Regione siciliana nel 2017 con la coalizione di centrosinistra.

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