back to top
HomeAnalisiLO STATO DI DIRITTO NON SI DIFENDE ATTACCANDO I GIUDICI

LO STATO DI DIRITTO NON SI DIFENDE ATTACCANDO I GIUDICI

Comincio da una premessa che non deve lasciare dubbi: condanno senza riserve le violenze che il 17 e 18 ottobre hanno devastato il centro di Milano. Vetrine distrutte, negozi saccheggiati, agenti feriti, cittadini spaventati. Chi ha messo la città a ferro e fuoco deve risponderne davanti alla legge, fino in fondo. Su questo non accetto ambiguità, e non c’è nulla da minimizzare.

Proprio per questo il caso di Youssef Siher merita una riflessione seria e non uno spettacolo. Un ricercatore trentenne, italiano di origini marocchine, viene fermato e presentato all’opinione pubblica come la «mente» del Movimento 17 ottobre. Pochi giorni dopo la giudice per le indagini preliminari non convalida il fermo e lo rimette in libertà. Lo dico con franchezza: trovo che una sequenza simile, fermo clamoroso e poi scarcerazione, non sia normale. Disorienta i cittadini e alimenta sfiducia. Quando lo Stato limita la libertà di una persona, deve farlo con basi solide. Quando la restituisce, i cittadini devono poterne capire le ragioni.

Detto questo, non spetta a me giudicare. Non conosco gli atti, non ho letto le carte e non mi sostituisco ai giudici. Ricordo anche che la mancata convalida di un fermo non è un’assoluzione: le indagini vanno avanti e sarà il processo, se ci sarà, ad accertare le responsabilità.

Per la stessa identica ragione non possono sostituirsi ai giudici nemmeno la Presidente del Consiglio, i vicepresidenti o i ministri. La Costituzione lo dice con chiarezza. L’articolo 70 affida la funzione legislativa alle Camere, l’articolo 92 definisce il Governo, l’articolo 101 stabilisce che «la giustizia è amministrata in nome del popolo» e che «i giudici sono soggetti soltanto alla legge». L’articolo 104 sancisce che la magistratura è «un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». Definire «vergognosa» la decisione di una giudice, e farlo dai social con la forza di una carica istituzionale, non è libertà di critica. È pressione politica su un altro potere dello Stato. Contro un provvedimento che non si condivide esistono gli strumenti dell’ordinamento, a partire dal ricorso della Procura. Il processo mediatico non è tra questi.

Ripenso ai grandi protagonisti della nostra storia repubblicana, anche lontanissimi tra loro: Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Enrico Berlinguer, perfino Giorgio Almirante. Non ricordo nessuno di loro impegnato a delegittimare un magistrato per una singola decisione sgradita. Avevano idee opposte su quasi tutto, ma condividevano il rispetto per le istituzioni nate dalla Costituzione. I Padri costituenti avevano conosciuto il regime e sapevano bene cosa succede quando un potere ne schiaccia un altro. Per questo concepirono la separazione dei poteri come presidio di libertà per tutti, anche per chi oggi governa e domani potrebbe trovarsi all’opposizione.

Le dichiarazioni arrivate in queste ore da esponenti del Governo rivelano soprattutto una povertà politica. La destra ha sempre saputo usare la paura come leva di consenso, e anche questa volta il copione si ripete. Il racconto dominante, amplificato dai giornali amici, ha parlato quasi soltanto dei danni alle cose. Ha lasciato in ombra le ragioni di tanti ragazzi perbene che scendono in piazza contro il carovita, e degli autotrasportatori che protestano contro il caro carburante. Si preferisce agitare spauracchi: al Nord l’Islam, al Sud la mafia. È un modo per non parlare delle difficoltà che famiglie, lavoratori e imprese vivono ogni giorno. Soprattutto, è un modo per nascondere l’inadeguatezza di chi ricopre ruoli di governo e non riesce a dare risposte.

Chi governa ha il dovere di garantire la sicurezza, e insieme quello di rispettare le regole che la rendono legittima. Ordine pubblico e Stato di diritto non sono in alternativa: stanno in piedi insieme o cadono insieme. Italia Viva continuerà a stare dalla parte delle istituzioni, contro ogni violenza di piazza e contro ogni tentativo di piegare la giustizia alla propaganda.

Stefano Bella
post

Vicepresidente provinciale di Catania
Italia Viva - Casa Riformista

Correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

I più letti

spot_img

Ultimi Commenti

Mario Mancuso SU VANNACCI, ORA BASTA.
Fabrizio Micari SU HA FALLITO, PRESIDENTE
Damiano Frittitta SU HA FALLITO, PRESIDENTE
Giandomenico Lo Pizzo SU HA FALLITO, PRESIDENTE