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SCHIFANI E LA SANITA’. LA SOLITA FALSA PROPAGANDA…

Nella presentazione del disegno di legge “Coesione e crescita” da 221 milioni di euro, approvato il 6 agosto dalla Giunta Schifani, la sanità occupa apparentemente un posto centrale, perché il comunicato ufficiale della Regione promette di ridurre le liste d’attesa, aumentare le prestazioni e costruire ospedali nuovi ed efficienti.

Parole impegnative alle quali corrisponde un pacchetto da 44,8 milioni di euro: 15 milioni per l’incremento delle tariffe della specialistica, 3 milioni per acquistare prestazioni aggiuntive dai privati, 16 milioni per progettare il nuovo ospedale di Gela e 10,8 milioni, distribuiti fra il 2026 e il 2027, per cofinanziare interventi di edilizia sanitaria, fra i quali il nuovo Policlinico di Palermo e il nuovo ospedale di Siracusa. È necessario precisare, prima di tutto, che non siamo ancora davanti a una legge, ma a un disegno di legge approvato dalla Giunta, che dovrà essere trasmesso, esaminato, eventualmente modificato e infine votato dall’Assemblea regionale siciliana; tuttavia già il comunicato ufficiale consente di rilevare una distanza considerevole fra la dimensione degli annunci e quella dei fatti.

Dei 44,8 milioni attribuiti alla sanità, infatti, soltanto 3 milioni sono destinati esplicitamente all’erogazione di prestazioni aggiuntive contro le liste d’attesa, cioè appena il 6,7 per cento del pacchetto sanitario, mentre il restante 93,3 per cento, pari a 41,8 milioni, finanzia incrementi tariffari, progettazioni o cofinanziamenti per opere edilizie; l’edilizia sanitaria assorbe 26,8 milioni, quasi il 60 per cento dell’intero stanziamento, l’aumento delle tariffe vale altri 15 milioni, il 33,5 per cento, e il contrasto immediato alle attese dei cittadini resta confinato ai 3 milioni destinati ai privati. Non è una distinzione contabile secondaria, perché aumentare una tariffa non significa necessariamente aumentare il numero delle visite e degli esami, finanziare un progetto non significa costruire un ospedale e cofinanziare un’opera non significa che il finanziamento complessivo sia disponibile, che la gara sia pronta o che il cantiere possa aprire.

La scelta di destinare soltanto 3 milioni all’acquisto di prestazioni aggiuntive appare ancora più debole alla luce dei dati pubblicati da Agenas il 21 luglio, poche settimane prima dell’approvazione del disegno di legge: in Sicilia è accaduto il contrario rispetto al resto d’Italia: per le prime visite specialistiche il rispetto dei tempi massimi è sceso dall’87,2 per cento del primo semestre 2025 al 79,7 per cento del 2026, una perdita di 7,5 punti in un solo anno, e la Sicilia, pur rimanendo di poco sopra la media nazionale, è una delle poche Regioni che peggiorano mentre il dato italiano migliora; per gli esami diagnostici la situazione è ancora più grave, perché la percentuale di rispetto dei tempi è passata dal 75,9 al 71,9 per cento, contro una media nazionale dell’84,6 per cento, con un divario di 12,7 punti rispetto all’Italia e soltanto quattro territori con un risultato peggiore.

Tradotto in termini comprensibili, nel primo semestre 2026 in Sicilia circa una prima visita su cinque e più di un esame diagnostico su quattro non sono stati garantiti entro il tempo massimo previsto dalla classe di priorità indicata nella prescrizione: è questa la dimensione del problema al quale il governo regionale risponde con 3 milioni di euro.

La voce più consistente destinata all’assistenza corrente è costituita dai 15 milioni per gli “incrementi tariffari delle prestazioni sanitarie della specialistica, convenzionata e non”, una formulazione ambigua che non chiarisce quali prestazioni siano interessate, quali tariffe vengano modificate, quali soggetti ricevano le maggiori risorse e se l’aumento sia collegato all’entrata in vigore di un nuovo nomenclatore o alla revisione di accordi economici con gli erogatori.

La comunicazione politica parla poi di nuovi ospedali, ma il testo stanzia 16 milioni non per costruire il nuovo ospedale di Gela, bensì per progettarlo. ECCO IL GRANDE INGANNO. Nel 2024 la programmazione regionale attribuiva all’opera un finanziamento di 130 milioni di euro a valere sul Fondo sviluppo e coesione, mentre la situazione finanziaria appare oggi tutt’altro che definita, poiché nelle più recenti dichiarazioni politiche si è parlato di un costo complessivo vicino a 250 milioni e della necessità di reperire altri 120 milioni attraverso l’avanzo regionale, senza che si tratti ancora, almeno sulla base degli atti pubblicamente disponibili, di una copertura formalmente consolidata. I 16 milioni possono servire a finanziare progettazione, indagini geologiche, studi, verifiche tecniche e procedure necessarie, ma il comunicato non chiarisce quale livello progettuale debba essere realizzato, quale sia il quadro economico aggiornato, quale quota riguardi le attività tecniche, quando sarà conclusa la progettazione, quando potrà essere bandita la gara e con quali risorse verranno pagati i lavori.

Ancora più difficile da interpretare è lo stanziamento di 10,8 milioni, ripartito fra il 2026 e il 2027, per il cofinanziamento di interventi di edilizia sanitaria “tra cui” il nuovo Policlinico di Palermo e il nuovo ospedale di Siracusa. Il nuovo Policlinico di Palermo ha un costo programmato di 348 milioni di euro; per il nuovo ospedale di Siracusa, invece, nel novembre 2024 la Regione dichiarò assicurata l’intera copertura finanziari di 372 milioni dei quali 300 milioni provenienti dai fondi dell’articolo 20 della legge 67 del 1988, 48 milioni a carico dell’Asp di Siracusa e altri 24 milioni assegnati dalla Regione.

I due interventi valgono complessivamente 720 milioni e, anche nell’ipotesi che tutti i 10,8 milioni fossero destinati soltanto a queste due opere, lo stanziamento rappresenterebbe appena l’1,5 per cento del loro costo complessivo; ma il comunicato usa l’espressione “tra cui”, facendo intendere che la somma debba essere ripartita anche fra altri interventi non specificati. La questione principale è però un’altra: se per Siracusa l’intera copertura di 372 milioni era già stata ufficialmente assicurata nel 2024, occorre spiegare a quale titolo siano necessarie nuove risorse regionali nel 2026 e nel 2027, se si tratti di un adeguamento dei prezzi, di una modifica progettuale, di somme necessarie a rendere utilizzabili i finanziamenti statali o di un ulteriore aumento del costo; lo stesso vale per il Policlinico di Palermo, per il quale occorre sapere quale parte dei 348 milioni sia effettivamente disponibile, quale quota richieda il cofinanziamento regionale, quale fase dell’opera venga finanziata e quale sia il cronoprogramma aggiornato. La comunicazione pubblica non può limitarsi a collocare il nome di un grande ospedale accanto a una cifra molto più piccola, ma deve spiegare la relazione finanziaria fra quella cifra e il costo reale dell’opera.

Il pacchetto sanitario non contiene soltanto stanziamenti limitati rispetto alle promesse, ma mostra anche una selezione discutibile delle priorità. Nel luglio 2026 il ministero della Salute ha pubblicato i risultati del Nuovo sistema di garanzia sui Livelli essenziali di assistenza relativi al 2024 e quasi tutte le Regioni hanno superato la soglia di sufficienza nelle tre macroaree considerate, mentre la Sicilia è risultata insufficiente nell’area della prevenzione, insieme alla sola Provincia autonoma di Bolzano. Nel pacchetto sanitario del disegno di legge “Coesione e crescita” non compare tuttavia alcuno stanziamento specifico per la prevenzione, gli screening oncologici, le vaccinazioni, i dipartimenti di prevenzione o la medicina del territorio; non sono indicate risorse per il personale sanitario, per l’assistenza domiciliare, per i consultori, per la salute mentale, per i pronto soccorso o per il rafforzamento dei servizi territoriali, né sono previsti investimenti espliciti per rendere pienamente interoperabili le agende, controllare l’appropriatezza delle prescrizioni o garantire al cittadino la prima disponibilità effettiva sull’intero territorio regionale.

TUTTO QUESTO RIMANE OSCURO. La sanità siciliana non ha bisogno di nuove formule comunicative, ma di obiettivi verificabili, scadenze, responsabilità e dati pubblici; ancora una volta, invece, le promesse corrono più velocemente dei fatti.

ANTONIO CRAXI'
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Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.

Ingegnere, professore universitario, già rettore dell'Università di Palermo, nonno. E' stato candidato alla carica di governatore della Regione siciliana nel 2017 con la coalizione di centrosinistra.

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