C’è un’Italia dal passo vagamente marziale che, in queste ore, si affanna a mostrare i muscoletti in vetrina.
È l’Italia della propaganda permanente, quella che preferisce la narrazione tossica alla complessità del reale. Di fronte alle ultime sortite sul caso Ceuta, la realtà ha il fastidioso vizio di non piegarsi alle infografiche dei social media. Si potrebbe – e anzi, si dovrebbe – sommessamente obiettare ai megafoni del sovranismo nostrano un paio di dettagli geografici e politici non di poco conto:
• La geografia non è un’opinione: L’Italia non confina con la Spagna e l’enclave di Ceuta si trova dall’altra parte del Mediterraneo. Tra noi e Madrid, banalmente, c’è di mezzo la Francia.
• I fatti sui rimpatri: Parecchie migliaia di migranti sono già stati rimpatriati dalle autorità del Marocco.
• Il diritto e la logica: Chi resta dovrà essere fisiologicamente trasferito sulla terraferma, sotto la giurisdizione e il controllo di Madrid.
Ma il punto politico è ben più profondo della mera geografia. Italia e Spagna non sono entità in competizione in un gioco a somma zero: sono Paesi fratelli, pilastri di quell’Unione Europea di cui oggi abbiamo un disperato bisogno. Nel mezzo di una crisi geopolitica di portata storica, la risposta non può risiedere nel nazionalismo di ritorno. La risposta si chiama maggiore integrazione europea. Serve più Europa, non le ridicole autarchie da tastiera. Servono soluzioni comuni, non slogan per racimolare qualche like.
Eppure, basta scorrere l’ultimo post del primo partito di governo, basta osservare quella foto caricaturale, per misurare l’abisso tra le necessità del Paese e la propaganda di chi lo guida. È un lampo che illumina a giorno l’anno elettorale che ci aspetta: mesi di polarizzazione, di bandierine piantate, di narrazioni drogate ad uso e consumo delle curve ultrà.
In questo scenario di tempesta, ci sono due ancore di salvezza a cui la politica riformista e il Paese intero devono aggrapparsi.
La prima risiede sul Colle più alto di Roma: Sergio Mattarella. Mai come oggi comprendiamo l’importanza vitale di avere al Quirinale un garante saldo, silenzioso e inamovibile della nostra collocazione democratica ed europea.
La seconda è un imperativo categorico per chi fa informazione: smontare le fake news. Noi “giornalisti”, noi riformisti, abbiamo il dovere civile di non stancarci mai di contrapporre i fatti alle chimere populiste. Che Dio ce la mandi buona. Ma nel frattempo, rimbocchiamoci le maniche: la ragione va difesa, un pezzo alla volta.

FRANCESCO RIZZO
Francesco Rizzo (1995) è docente di Filosofia, Storia, Materie Letterarie e Lingue Classiche. Laureato con lode in Scienze Filosofiche e Storiche all'Università di Palermo e in Letteratura, Lingua e Cultura Italiana, si è formato professionalmente e ha collaborato con la Redazione dell'Officina di Studi Medievali di Palermo. Attivissimo promotore culturale nel territorio agrigentino e non solo, è Presidente di "Hosàytos - Editore, Biblioteca, Centro Culturale", realtà con la quale ha ideato e condotto quasi trecento eventi tra rassegne letterarie, mostre d'arte, presentazioni e progetti di rigenerazione urbana. È inoltre Direttore Editoriale della testata "Sorsi e morsi d'arte" e membro del comitato scientifico dello storico Circolo dei Nobili di Agrigento, con deleghe alla Filosofia, al Mondo Classico e alla Geopolitica. Studioso poliedrico, collabora con diverse università, istituzioni culturali (tra cui il Parco Archeologico della Valle dei Templi, Casa Pirandello e la Biblioteca Lucchesiana) e riviste scientifiche di settore, come VRBS e Studi sull'Oriente Cristiano. È autore di numerose pubblicazioni, indagini storiche e saggi filosofici, tra cui spiccano la monumentale indagine in quattro volumi "Summa Sicana" e il saggio del 2026 "Francesco Magno. Un pontificato sine glossa", opera consegnata personalmente all'autore in udienza dal Pontefice Leone XIV


