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LISTE D’ATTESA: IL PIANO C’E’, MANCA L’ATTUAZIONE PRATICA…

Il nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2026-2028 voluto dal Ministro della Salute Orazio Schillaci merita di essere letto senza il riflesso pavloviano della polemica preventiva. Nel testo c’è, finalmente, un tentativo serio di spostare il problema dal terreno propagandistico — “aumentiamo le prestazioni” — a quello più concreto, e molto più scomodo, della governance: appropriatezza prescrittiva, tracciabilità delle agende, Cup realmente unici, monitoraggio dell’intramoenia e del privato accreditato, percorsi di tutela per il cittadino. Non è poco. Anzi, è esattamente il punto da cui qualunque riforma seria dovrebbe partire.

Va riconosciuto al Ministro il merito di avere impostato il tema con mentalità tecnica. La sua affermazione secondo cui la sanità pubblica si difende innovandola, non conservandola, coglie il nodo essenziale. I pronto soccorso pieni di codici bianchi, la medicina generale sempre più rarefatta, i pazienti cronici lasciati a orientarsi da soli, le liste d’attesa trasformate in una lotteria territoriale non sono incidenti occasionali: sono il prodotto prevedibile di un sistema che per anni ha confuso la tutela degli assetti esistenti con la difesa del Servizio sanitario nazionale.

Il problema, però, è che tra il dire e il fare c’è di mezzo una struttura di potere sedimentata. Un ministro competente può scrivere buone regole, può richiamare i dati, può provare a costruire strumenti nazionali di controllo. Ma non può, da solo, sciogliere il groviglio di corporazioni professionali, interessi regionali, convenienze del privato accreditato, inerzie amministrative e rendite locali che da decenni trasformano ogni riforma in una trattativa al ribasso.

Lo si vede con chiarezza nella vicenda della medicina territoriale. Le Case della Salute, oggi Case della Comunità nel linguaggio del PNRR, dovrebbero essere il perno di una sanità più vicina ai cittadini: non edifici da inaugurare con il nastro tricolore, ma luoghi reali di presa in carico, integrazione tra medici di famiglia, specialisti, infermieri, diagnostica di base, telemedicina e gestione della cronicità. Se però dentro quelle strutture non entrano professionisti, orari, responsabilità e percorsi clinici, resteranno scatole edilizie finanziate dall’Europa e svuotate dalla politica.

Il ritiro o l’annacquamento della riforma dei medici di famiglia mostra quanto sia fragile il passaggio dalla programmazione all’attuazione. Anche quando una proposta nasce da un’intesa larga, può essere bloccata dai “condizionamenti” di chi teme di perdere autonomia, potere contrattuale o controllo del territorio. Così il PNRR rischia di produrre mura senza servizi, piattaforme senza dati completi, piani regionali senza effettiva capacità di comando.

Il PNGLA indica una strada ragionevole. Il Prof. Schillaci prova a dare una cornice tecnica credibile. Ma la sanità italiana non manca solo di piani: manca della forza politica necessaria per farli rispettare. E finché ogni cambiamento sarà negoziato con chi ha interesse a non cambiare, il cittadino continuerà ad aspettare: una visita, un medico, una risposta. E soprattutto uno Stato capace di trasformare le buone intenzioni in servizi funzionanti. 

In Sicilia la possibilità di un’attuazione pratica rimane tutta da vedere. Le Case della Comunità potranno avere targhe lucide, inaugurazioni solenni e fotografie impeccabili, ma resteranno gusci se non vi entreranno professionisti, orari, responsabilità e percorsi reali.

Quanto al Cup unico, sarebbe una rivoluzione se le agende pubbliche, private e intramoenia abitassero nello stesso universo informatico. È qui che il Piano misurerà la propria verità: non nelle conferenze stampa, ma nella capacità di impedire che ogni Regione traduca l’innovazione nel solito lessico della conservazione. In Sicilia conosciamo bene la grammatica: chiamare rete ciò che è frammento, programmazione ciò che è rinvio, completato ciò che esiste sulla carta. Il Ministro può indicare la direzione; poi, arrivati allo Stretto, bisognerà vedere se dal dire al fare c’è di mezzo il mare….

ANTONIO CRAXI'
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Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.

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