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AI CRIMINALI DICIAMO: NO, NON COMANDATE VOI. NOI SIAMO QUI

Ci sono momenti in cui la politica dovrebbe parlare poco e sedersi a tavola. Non nei ristoranti stellati delle convention o nei buffet dei convegni, ma davanti a una pizza, nella piazza di un quartiere come Tommaso Natale, a Palermo, accanto a chi ogni mattina alza una saracinesca senza sapere se la sera la ritroverà ancora in piedi.

Siamo andati alla pizzeria Ulisse per questo. Per dire a Santo Girgenti, alla sua famiglia e ai lavoratori che non sono soli. Perché dopo il secondo attentato in poco più di un mese, dopo un altro incendio doloso davanti alla loro attività, la tentazione più grande è proprio quella che la criminalità spera di alimentare: l’isolamento. Farti credere che non ne valga la pena. Che convenga abbassare la testa, cambiare strada, arrendersi.

E invece abbiamo trovato una sala piena. C’erano cittadini, amici, famiglie, persone comuni. C’era Palermo che sceglieva da che parte stare. E c’era anche Andrea Testaverde, insieme alla sua famiglia. Anche loro lì, nonostante abbiano subito una delle intimidazioni più feroci degli ultimi mesi: colpi di kalashnikov esplosi contro le vetrate del loro ristorante, il Brigantino. Vittime diverse della stessa violenza, sedute allo stesso tavolo ideale della dignità e della resistenza.

I criminali puntano sempre allo stesso obiettivo: creare paura e isolamento. Vogliono convincere chi denuncia, chi investe, chi lavora onestamente che sia meglio tacere, pagare, fare un passo indietro. Vogliono spezzare il legame tra una comunità e le sue persone migliori.

Stanno ottenendo l’effetto opposto.

Perché più alzano il livello dell’intimidazione, più cresce la solidarietà. Più provano a seminare paura, più trovano cittadini pronti a stringersi attorno a chi non si piega. Una pizza condivisa diventa così un gesto politico nel senso più nobile del termine: una dichiarazione collettiva che dice “noi ci siamo”.

La mafia, il racket, l’intimidazione non sono solo i grandi processi e i titoli dei giornali. Sono la paura infilata nella quotidianità di chi lavora dodici ore al giorno, paga gli stipendi, investe nel proprio quartiere e si ritrova davanti le fiamme o i proiettili. Sono il messaggio vigliacco rivolto a chi produce ricchezza e occupazione: “Comandiamo noi”.

La risposta dovrebbe essere altrettanto chiara: no, non comandate voi.

Lo Stato deve fare la sua parte, con più controlli, più forze dell’ordine, indagini rapide ed efficaci. Ma anche la società deve scegliere da che parte stare. E qualche volta stare dalla parte giusta significa semplicemente occupare un tavolo, ordinare una margherita e dire a un imprenditore onesto: continua, noi siamo qui.

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Presidente Fondazione Italiana Autismo (FIA). Presidente del gruppo Italia Viva - Il Centro - Renew Europe alla Camera dei Deputati.

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