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LE ALLERTE METEO A PALERMO: IMPRECISIONI O STRATEGIA DIFENSIVA?

Per I Palermitani la meteorologia è diventata una rappresentazione dell’assurdo, non più scienza dell’atmosfera, ma arte della serranda abbassata preventiva. Le previsioni ufficiali, prontamente raccolte dagli organi di governo della città e trasformate in editti e grida, annunciano ciclicamente tempeste bibliche, cicloni mediterranei, nubifragi apocalittici, tsunami collinari e piogge torrenziali con effetti speciali in Dolby Surround. Risultato operativo: cittadini barricati in casa, scuole chiuse, uffici svuotati, traffico dissolto, e fuori — puntuale — un sole educato con brezza leggera e umidità turistica.

Preso atto del fallimento della modellistica numerica, delle mappe a colori minacciosi e delle frecce vorticose che sembrano piani d’invasione, il Comune ha deciso la svolta: basta algoritmi, largo all’esperienza pratica. Nasce così il nuovo Servizio Meteorologico Municipale, fondato su competenze empiriche, osservazione diretta e fisiopatologia applicata. Il team — definito “multidisciplinare e inclusivo” — è già operativo. 

La direzione del gruppo e il coordinamento delle previsioni è affidato a un anziano pescatore dell’Arenella, dotato di callo meteoropatico plantare certificato e capacità di leggere il futuro climatico dalla forma delle nuvole, dal colore dei tramonti, dall’odore dell’aria e dal nervosismo delle triglie. Il suo metodo integra pressione barometrica, memoria storica e dolore al ginocchio sinistro. 

Il bollettino orario è invece prodotto da tre pensionati stabilmente in panchina in unità sinottica compatta. La loro previsione deriva da una matrice decisionale che incrocia: intensità dell’artrosi, rigidità lombare, grado di insolazione percepita, frequenza della minzione da ipertrofia prostatica e confronto sistematico con “i tempi di una volta”. Se due su tre dicono “che fissa ‘u tiempu”, scatta l’allerta gialla. 

Per determinare le temperature percepite è stata nominata la portiera del civico 23, autorità termologica riconosciuta. È in grado di trasformare 18 gradi reali in 11 percepiti con vento polare “che entra nelle ossa”, di dare consigli su “la corrente che uccide”e di diffondere linee guida vincolanti sulle impostazioni dei riscaldamenti condominiali, corredate da rimprovero morale per chi apre le finestre.

La pianificazione delle emergenze è stata delegata a un vigile del fuoco imboscato in un Assessorato da ventitré anni, profondo conoscitore teorico di allagamenti e crolli, con ampia esperienza in modulistica preventiva e planimetrie mai usate. Predilige l’intervento retrospettivo.

Grazie a questo gruppo variegato e formidabile, il Comune promette previsioni meteo in tempo reale sul sito istituzionale e tramite messaggi WhatsApp: allerte personalizzate, consigli comportamentali, istruzioni su ombrelli, maglioni, cerotti e tisane. Finalmente una meteorologia aderente alla vita vera.

Resta tuttavia un dubbio malizioso, ma tecnicamente plausibile. Che l’iper-allerta permanente, la previsione estremizzata e comunque assai spesso smentita dal cielo sereno o poco nuvoloso non sia solo incompetenza modellistica, ma strategia difensiva. Se il cittadino resta chiuso in casa “per precauzione”, diventa più difficile imputare al Comune il crollo di muri, cornicioni, opere pubbliche stanche, alberi mal manutenuti, strade trasformate in canali, tombini che rigurgitano memoria storica e fognaria. Meglio esagerare nel prospettare il maltempo che investire nella prevenzione. L’allerta costa un comunicato. La manutenzione costa bilancio.

Qui entra in gioco il paradigmo politico-amministrativo palermitano: il principio di autotutela preventiva. Nello specifico: se piove troppo, era stato previsto; se non piove, era prudenza; se crolla qualcosa, era evento eccezionale; se non crolla, ha funzionato l’ordinanza. Un sistema perfetto, chiuso, autosufficiente, impermeabile ai fatti. Secondo questa scuola di pensiero, il dissesto non va eliminato: va drammatizzato in anticipo. Il muro che cade non è mancata manutenzione: è “cedimento improvviso in contesto meteo avverso potenziale”. Il ramo che si schianta su un passante o su un’auto non è potatura non fatta: è “evento vegetazionale indotto da stress climatico previsto”. La fogna che esplode non è rete vetusta: è “reazione idraulica estrema”. Il marciapiede che sprofonda diventa “fenomeno di subsidenza urbana meteorosensibile”.

Nel nuovo paradigma, l’opera pubblica non si ripara: si circonda di allerte. Il quartiere non si mette in sicurezza: si mette in mailing list. Il rischio non si riduce: si comunica.

ANTONIO CRAXI'
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Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.

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