Non è la serie di Ficarra e Picone. Magari lo fosse: almeno ci sarebbe da sorridere. Il Sicilia Express è invece quel treno presentato come la grande risposta al caro voli e al caro navi, il “treno della speranza” che dovrebbe riportare i siciliani a casa per le feste a prezzi modici. Dovrebbe, appunto.
Perché la realtà è ben diversa, ed è una realtà che lascia addosso solo frustrazione, rabbia e un profondo senso di presa in giro.
Parliamo di un treno con due sole date di partenza e due di ritorno, per un totale di circa 1100 posti. Millecento. Per una regione intera, per migliaia di siciliani che vivono fuori e che a Natale vorrebbero semplicemente tornare a casa. Davvero pensiamo che così si combatta il caro trasporti? Davvero questa sarebbe la soluzione strutturale a un problema enorme e annoso?
Dopo settimane di attesa, di annunci, di reel sui social, di conferenze stampa trionfali, finalmente arriva la comunicazione tanto attesa:
“I biglietti saranno in vendita il 13 dicembre alle ore 12.”
Perfetto. Oggi è il 13 dicembre. Mi sveglio e — colpo di scena — arriva l’ennesimo post: vendita rinviata per “problemi tecnici” ai circuiti di vendita. Tutto rimandato al 16 dicembre alle 10.
E io me li immagino, uno per uno, quelli che lavorano in fabbrica, chi insegna a scuola, chi è costretto a chiedere permessi, a interrompere una lezione, un turno, una riunione, pur di essere lì, davanti a uno schermo, a tentare di “arrivare in tempo”. Perché ormai non si parla più di diritto alla mobilità: siamo al click day, anzi al click moment. Un biglietto come fosse quello di un concerto, con la differenza che qui non si va a cantare sotto un palco, ma si cerca di tornare a casa per Natale.
Oggi è sabato, e almeno saremmo stati un po’ più liberi di organizzarci, di concentrarci su questa corsa ridicola. Ma no, va bene lo stesso: spostiamo tutto a martedì mattina, quando la vita lavorativa riparte a pieno regime. Come se fosse normale. Come se fosse giusto.
E allora diciamolo chiaramente: questa non è la strada giusta per garantire la continuità territoriale. Questo non è un provvedimento serio. È un contentino, utile solo a chi può permettersi di pianificare tutto con largo anticipo, a chi ha un lavoro flessibile, a chi può stare lì con il dito pronto a cliccare. Non è uno strumento democratico, non è inclusivo, non è equo.
La continuità territoriale si costruisce con politiche strutturali, non con operazioni spot. Si fa obbligando — sì, obbligando — le compagnie aeree, marittime e ferroviarie a calmierare i prezzi. Si fa garantendo il diritto alla mobilità a chi vive lontano dalla propria terra non per scelta, ma per necessità.
Per chi, come me, ha mezza famiglia in Sicilia e vorrebbe semplicemente ricongiungersi all’altra metà durante le feste. Per chi, come me, è costretta a vivere fuori per motivi di lavoro ma sente forte il legame con la propria comunità. Per chi, come me, è anche consigliera comunale a Lercara Friddi e vorrebbe poter svolgere fino in fondo il proprio ruolo istituzionale, almeno nel periodo natalizio, senza dover fare i conti con tariffe folli o con lotterie travestite da politiche pubbliche.
E c’è un’ultima cosa che lascia l’amaro in bocca: il Sicilia Express può prenderlo chiunque, anche chi siciliano non è. E sia chiaro: non sto dicendo “prima i siciliani”, non è questo il punto. Ma
allora non raccontiamola in un altro modo. Perché questo treno, nella narrazione dei governanti siciliani, nasce proprio per agevolare i siciliani. Se così è, allora qualcosa non torna.
Il Sicilia Express non è una soluzione. È una vetrina. È propaganda. È l’illusione di un diritto che dovrebbe essere garantito tutto l’anno, non messo in palio come un premio a tempo determinato.
E no, non basta un treno della speranza per farci sentire meno lontani da casa. Servono rispetto, serietà e politiche vere. Tutto il resto è solo fumo negli occhi.

CARMEN PIRRONE
Carmen Pirrone, psicologa e coach. Consigliera comunale a Lercara Friddi, è madre e pendolare tra la Sicilia e il Piemonte, con uno sguardo attento alle persone, ai territori e alle trasformazioni della vita quotidiana.


