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LETTERA ALLA MINISTRA DELL’UNIVERSITA’, ANNA MARIA BERNINI

Cara Ministra Bernini,

ho ascoltato la sua replica alla contestazione di alcuni studenti alla riforma dell’Università di Medicina e in particolare al “Semestre filtro”.

Ora, “mi consenta”, direbbe Berlusconi che lei ha citato, non sono stato impressionato dal fatto che lei abbia dato come epiteto a dei giovani ‘comunisti’, fa parte del folklore del dibattito politico di due fazioni che non avendo argomenti per rispondere alla crisi che stiamo vivendo la buttano in caciara evocando fascismi e comunismi.

Ciò che mi ferisce come prete, come educatore, è che la Ministra dell’Università abbia detto a dei giovani che sono INUTILI. Questo è di una gravità assoluta da parte di una rappresentante delle Istituzioni, ma, ancora più in generale di un donna, di una persona in generale.

Io credo che non ci siano persone inutili al mondo, neppure i più cattivi e abberranti, ognuno ha la sua dignità che va salvaguardata e garantita in uno Stato di Diritto e, a maggior ragione, rappresentato da persone che a ogni piè sospinto sventolano la bandiera di Dio, Patria e Famiglia.

Non è INUTILE nessun giovane che non riesce a superare un esame, non è INUTILE nessun giovane che la pensi deiversamente da noi, non è INUTILE nessun giovane che vive ansie, paure e preoccupazioni legate al proprio percorso di studio.

Sa, tante volte chi si sente INUTILE, o viene tacciato come tale, si toglie perfino la vita, perchè fragile, perchè solo, perchè isolato.

Cara Ministra, mi verrebbe da dire che l’unica cosa inutile sia stato il suo discorso oggi, ma credo che, pur sembrando tale, oggi una utilità l’abbia avuto: ci ha fatto capire che quando un rappresentante delle istituzioni definisce i giovani “inutili”, non sta soltanto pronunciando una frase infelice: sta confessando la propria incapacità di vederne il valore.

Perché inutili sono le parole che generalizzano. Inutile è un attacco che non costruisce, non ascolta, non capisce.

I giovani studiano, lavorano, emigrano, si reinventano. Portano sulle spalle un presente fragile e un futuro incerto creato da chi oggi li giudica. E nonostante tutto provano a migliorarlo. Se davvero la politica vuole parlare ai ragazzi, deve prima imparare a rispettarli. Non serve un sermone dall’alto: serve responsabilità, visione, dialogo.

Perché una generazione non è mai “inutile”. Inutile è chi, avendo il potere di cambiare le cose, sceglie invece di screditarla.

Don Giuseppe Amato
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Classe 1980, entra in Seminario nel 1994. Conseguita la maturità classica, frequenta la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia “S. Giovanni Evangelista” a Palermo dove ottiene il Baccalaureato in S. Teologia. Dal 2006 al 2009 studia Mariologia presso la Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” a Roma. Ordinato sacerdote il 5 maggio 2007. In atto, Responsabile Diocesano del Servizio di Pastorale Sociale del Lavoro, Parroco delle Parrocchie S. Nicolò e San Cataldo (Gangi), Rettore del Santuario dello Spirito Santo (Gang), Vice Direttore regionale dell'Ufficio di Pastorale Sociale e del lavoro della Conferenza Episcopale Siciliana.

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