Sul nostro Blog, lo scorso 29 gennaio, qualche giorno dopo l’annuncio dell’OPS di MPS su Mediobanca, avevamo già analizzato l’operazione con un titolo che oggi suona quasi profetico: “Mps, Mediobanca: il mercato ha le sue regole, ma la politica parli chiaro”
Già allora emergevano tre elementi chiave.
1) l’operazione non chiamava in causa soltanto Mps. Sullo sfondo si muovevano due protagonisti di peso: Francesco Milleri, Presidente di Delfin (la holding della famiglia Del Vecchio) e Francesco Gaetano Caltagirone, guida del Gruppo Caltagirone. Entrambi, tra il 2019 e il 2025, avevano incrementato in modo significativo la loro presenza nel capitale sia di Mediobanca che di Generali.
2) il Ministero dell’Economia e delle Finanze aveva ceduto sul mercato il 13 novembre 2024 un 15% di Mps tramite un collocamento curato da Banca Akros. La procedura ABB (Accelerated Book Building) si chiuse molto velocemente con soli 4 investitori. Il 5% fu acquistato da Banco BPM socio unico di Banca Akros , il 4% venne acquistato da Anima, oggi controllata da Banco BPM, il cui AD Alessandro Melzi D’Eril oggi è CEO di Mediobanca, e due quote rilevanti — circa il 3,5% ciascuna — finirono proprio nelle mani di Delfin e del gruppo Caltagirone, che con questa operazione, unitamente agli altri acquisti effettuati nel tempo, divennero i soci privati più influenti dell’istituto senese. L’operazione venne accompagnata da un impegno del MEF a non vendere l’ulteriore quota residua dell’11,7% di capitale di MPS per 90 giorni.
3) a fine dicembre 2024, le dimissioni di cinque consiglieri nominati dal MEF avevano portato il CdA di Mps a cooptare altrettanti nuovi membri, “in considerazione dei mutamenti nell’assetto azionario”.
Già allora ci si poteva interrogare su alcuni aspetti rimasti in ombra:
- Il collocamento del 15% da parte di Banca Akros presentava profili di opacità?
- Le operazioni incrociate su Mps, Mediobanca e Generali da parte di Delfin e Caltagirone erano state concertate senza le comunicazioni dovute al mercato e alle autorità di vigilanza?
- Qual è stato il ruolo del MEF? Vi erano condotte suscettibili di rilievi?
Sono interrogativi ai quali, con ogni probabilità, la Procura di Milano intende ora dare una risposta. Tutti i soggetti coinvolti hanno ribadito di aver sempre agito nel pieno rispetto delle norme e hanno già manifestato la volontà di collaborare con i magistrati. Una chiarezza, auspicano i mercati, che sarebbe utile arrivasse rapidamente: la volatilità delle ultime sedute segnala un clima di nervosismo.
Rispetto al quadro delineato nel nostro articolo di gennaio, conclusa con successo l’OPS di Mps su Mediobanca (oggi il Monte dei Paschi detiene l’86,3% del capitale di Mediobanca), i fatti industriali non sono cambiati; ciò che è cambiato è il contesto giudiziario. La Procura ha infatti iscritto nel registro degli indagati Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, Francesco Milleri, presidente di Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone, alla guida dell’omonimo gruppo.
Le ipotesi di reato sono aggiotaggio (manipolazione del mercato) e ostacolo alle autorità di vigilanza, con particolare riferimento agli organismi che sovrintendono al settore bancario e assicurativo. Avventurarsi sugli scenari possibili è un inutile esercizio, perché tutto dipende dall’esito delle indagini.
È però verosimile che il progetto di un possibile “terzo polo” bancario, partendo dall’asse Mps-Mediobanca, subisca un rallentamento. Con un’inchiesta in corso, infatti, il mercato percepisce un rischio legale, un rischio reputazionale, e una potenziale instabilità della governance. Elementi che possono pesare sulla credibilità del piano industriale e sulla capacità commerciale del gruppo.
E il fronte Generali? L’operazione Mps–Mediobanca avrebbe potuto modificare i rapporti di forza anche nella governance di Assicurazioni Generali, dove l’equilibrio tra Delfin, Caltagirone e Mediobanca è cruciale.
Ora, però, tutto sembra destinato a rimanere in sospeso in attesa degli sviluppi giudiziari. Comunque la pensiate si è inceppato il risiko bancario e la partita di potere.
Mario Mancuso, già dirigente del Monte dei Paschi di Siena, è stato componente del CdA del Fondo nazionale pensione complementare della scuola, componente del consiglio direttivo della CCIAA di Siracusa, dirigente sindacale del settore credito. Artista poliedrico ha curato regie teatrali amatoriali, e partecipato a collettive e mostre personali di pittura. È laureato in Scienze e tecniche Psicologiche.



