Lo schema è quello purtroppo abituale in Sicilia: cambiare tutto per non cambiare nulla. Ma, naturalmente, dando all’operazione una “vernice” di straordinaria novità, nel senso della trasparenza, della legalità, della imparzialità. Tutto, inesorabilmente, falso.
Proclama l’entusiasta presidente Schifani: “Nomine in sanità, si cambia e sarà una svolta epocale. Nasce una Alta commissione di saggi che indicherà le terzine dei migliori per ogni posto e solo dopo interverrà la politica. È il modo in cui il governo, insieme alla maggioranza, vuole “sbattere la porta in faccia alle polemiche” e introdurre elementi di maggiore trasparenza e buona pratica”. Tutto ciò dà l’esatta misura di come il presidente Schifani, evidentemente, ritenga che i Siciliani siano stupidi.
Ma i Siciliani non sono stupidi. Sono, questo sì, pentiti di averla votata, ma anche disperati perché non riescono ancora a liberarsi di Lei che definire una catastrofe, in particolare per la Sanità siciliana e quindi per la Salute dei Siciliani, è sempre troppo poco.
“Le nomine non si faranno più dagli elenchi degli idonei come fu per la riforma Razza Musumeci. Una nuova riforma prevederà un’Alta Commissione composta da tre membri, uno di nomina del Presidente della Regione, uno dell’Agenas, l’agenzia del Ministero della salute, ed un terzo di nomina della conferenza dei rettori. La Commissione indicherà le terne di migliori candidati per ogni posto e poi la politica farà la nomina sulla base dei tre “finalisti”.
Se non fosse veramente tragico quello che Lei dice, il tutto sarebbe veramente comico.
Perché non c’è nulla di veramente nuovo, in realtà. Il modello annunciato richiama da vicino lo schema già introdotto durante il governo Musumeci con l’allora assessore alla Salute Ruggero Razza. Fu infatti in quella stagione che la selezione dei direttori generali venne affidata a una commissione terza composta da un rappresentante del Consiglio Superiore di Sanità, un delegato Agenas e un docente universitario nominato dal presidente della Regione. Si prevedeva una valutazione strutturata, suddivisa per tipologie di aziende, riconoscendo le specificità di ASP metropolitane, ASP medie, aziende ospedaliere e policlinici universitari. La proposta di Schifani modifica la composizione della Alta Commissione e porta alle estreme conseguenze la “strutturazione” della valutazione, con una “terzina” di proposte per ogni posizione.
Ma il tragico nasce dall’applicazione del modello, giacché il diavolo si nasconde nei dettagli.
Lo stesso Presidente SCHIFANI ha già applicato nel 2023 lo schema Musumeci-Razza, consentendo a tre componenti di una evidentemente altrettanto “Alta Commissione” di combinare un autentico disastro nella selezione della “rosa” di bravissimi manager, per l’esattezza 49, tra i quali scegliere i Direttori Generali. Quella Commissione, presieduta da un ex primario prescelto dallo stesso Schifani, da un componente indicato dall’AGENAS e da un docente universitario, ha compilato un elenco in cui comparivano una serie di nomi che sono finiti nelle cronache più o meno recenti e non certo in termini lusinghieri. Nonostante che in tanti, tra cui chi scrive, avessero più volte segnalato la carenza di requisiti, l’insufficienza dei titoli, la scarsezza dei risultati pregressi conseguiti per diversi tra i “49”.
La Commissione nominata da Schifani nel 2023 doveva evidentemente essere molto “Alta”, se in soli 105 minuti, dalle 14:45 alle 16:30 del 29 giugno 2023 e per di più con il Componente Presidente in sede e gli altri due in videoconferenza, è riuscita ad esaminare ben 102 curricula. Nel verbale della riunione si legge: “La Commissione procede quindi all’esame dei titoli e della concreta esperienza dirigenziale posseduta dai candidati” e decide “dopo ampia e approfondita discussione su ciascun candidato”. In 105 minuti! Con questa velocità e straordinaria capacità di esame dei curricula non potevano che scegliere i migliori.
In ogni caso la “politica”, ieri come nella proposta odierna di Schifani, mantiene l’ultima parola. Tra le fine del 2023 e l’inizio del 2024, la scelta finale è avvenuta nell’ambito di una “serena” ed “equilibrata” dialettica tra le forze della maggioranza che sostiene Schifani, dialettica di cui si ha traccia nei giornali di questi giorni…
Cosa cambia con la proposta Schifani? Assolutamente NULLA.
E’ sempre la politica, in particolare il presidente della Regione, a scegliere i nominativi della Alta Commissione, la quale, in totale, proporrà 18×3=54 nominativi, più o meno come prima. Dopo di che, è sempre la politica a sceglie i migliori candidati per ciascuna posizione al termine di una defaticante e qualificata discussione basata esclusivamente sulla valutazione di merito, professionalità e congruenza con il profilo della Sede. Come dice Totò Cuffaro in una intercettazione: “non mi scassare la minc… sul Civico, perché se no faccio saltare il banco”!
Presidente Schifani, non offenda l’intelligenza dei Siciliani e non abusi della posta pazienza. Ci eviti un’altra farsa, abbia un rigurgito di dignità; si dimetta, se ne vada a casa. Definitivamente, per questo si che le potremo essere grati.
Ingegnere, professore universitario, già rettore dell'Università di Palermo, nonno. E' stato candidato alla carica di governatore della Regione siciliana nel 2017 con la coalizione di centrosinistra.


