Abbiamo visitato l’ospedale di Marsala, intitolato a Paolo Borsellino, consumando un’altra stazione di questa via crucis negli ospedali siciliani. Struttura quasi nuova, spazi ampi, un grande problema: a Marsala sono attivati soltanto 125 posti letto, rispetto ai 200 e passa previsti dalla rete ospedaliera. Ferma la chirurgia, non attivata la riabilitazione e la lungodegenza, oggi sempre più importante.
E la ragione è sempre la stessa: manca il personale, soprattutto i medici, meno gli infermieri, una volta tanto. E così l’ospedale, per funzionare, anche se a regime ridotto, è costretto a ricorrere alle “famose” convenzioni con le cooperative (sì, continuano, anche se il Ministro Schillaci sostiene il contrario), e a contratti libero professionali. Con un aggravio di costo importantissimo.
L’esempio emblematico è il pronto soccorso, la frontiera di qualunque ospedale: organico previsto, un primario ed otto medici, in servizio il primario e tre medici, più due contratti libero professionali e due specializzandi. Anche lì, non mancano gli spazi, abbondano le stanze, anche per l’osservazione breve, ma scarseggiano i medici.
Il solito disastro della programmazione della Sanità in Sicilia che non riesce a valorizzare neppure le strutture più moderne e potenzialmente funzionali.
A proposito: a Marsala pensano di accogliere l’Ospedale di Comunità all’interno dell’Ospedale Paolo Borsellino! Altro che medicina nel territorio e del territorio: la solita visione ospedalocentrica esattamente in contrapposizione con i principi che hanno ispirato il PNRR. Per non parlare del personale da utilizzare, del tutto inesistente: insomma, la classica operazione di facciata del governo regionale siciliano.


