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A PROPOSITO DI RIARMO: POSSIBILE, MA SOLO SE “EUROPEO”.

Con il vertice NATO in Turchia, caratterizzato dai consueti sproloqui di Trump, si è tornato a parlare di RIARMO dell’Europa.

Anzi dei Paesi europei che afferiscono alla NATO, ed il distinguo non è affatto casuale.

Il tema è molto complesso, anche perché tra approcci ideologici, la solita propaganda e i dati quanto meno “ballerini”, la confusione regna sovrana, soprattutto in Italia.

Come è noto, Trump pretenderebbe (e il nostro Governo ha accettato) che ogni Paese NATO arrivasse a destinare a Difesa e Sicurezza almeno il 5% del PIL entro il 2035, di cui il 3,5% in armamenti.

L’Italia partiva dall’1,5% nel 2024, NON DIECI ANNI FA. Qualche giorno fa, invece, la Meloni è andata ad Ankara sbandierando il 2,8% del PIL. Non sono bruscolini, sono quasi 30 MILIARDI DI EURO!

Come ha fatto? Con il classico gioco delle tre carte: l’Italia ha “riclassificato” alcune spese, ad esempio ha inserito come “spese per la Sicurezza INTERNA”, le spese di Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Guardia Costiera e chi più ne ha, più ne metta. Ma l’Italia non è stata l’unica: altri Paesi, ad esempio, hanno considerato il costo delle pensioni dei militari…

Tutto questo dimostra che l’obiettivo “imposto” da Trump è IRREALIZZABILE, a meno di STRANGOLARE ALTRE SPESE, dal welfare, alla sanità, alla formazione. La Meloni, come altri leader, è costretta ad ogni sorta di “capriola” pur di accontentare Trump e dimostrare che si sta lavorando per raggiungere i suoi (di Trump) obiettivi.

Oggi per l’Italia e per molti dei Paesi NATO, un riarmo significativo A CARICO DEL PROPRIO BILANCIO NON E’ POSSIBILE. Già l’Italia destina meno del 4% del PIL alla formazione, fatica a mantenere un insufficiente 6% per la Sanità, è del tutto inimmaginabile aggiungere altre spese per il riarmo. Possono farlo solo la Germania e pochi altri Paesi poco indebitati, la prima, a maggior ragione, per dare fiato al suo sistema manifatturiero in grande difficoltà.

L’alternativa per l’Italia sarebbe quella di fare nuovo debito, ricorrendo al Fondo SAFE. Ma anche questo è molto difficile, tenendo conto che l’Italia che ha già un debito pubblico di 3.160 miliardi di euro (sic!). Può indebitarsi ancora? Già dobbiamo aggiungere i 120 miliardi del PNRR…

E ALLORA ANDIAMO AL SECONDO PUNTO: IL RIARMO È NECESSARIO? Qui entra in gioco la “minaccia russa” che, dopo l’attacco e l’invasione dell’Ucraina, terrorizza l’Europa. Appunto, l’EUROPA.

Io resto convinto che esista una sola possibilità: RAGIONARE SULLA DIFESA IN TERMINI EUROPEI, NON PENSANDO AL RIARMO DEI SINGOLI PAESI, MA A UN PROGRAMMA EUROPEO DI DIFESA. Che utilizzi risorse del bilancio comune, che allochi gli armamenti difensivi dove realmente servono, che si avvalga delle aziende e delle tecnologie europee.

È L’EUROPA CHE DEVE RIARMARSI PER DIFENDERSI. Con carri armati, caccia, batterie anti-missile europei. Finanziati con fondi comuni europei.

Lo so già, non è facile. Forse utopico. MA È L’UNICA SOLUZIONE SENSATA E POSSIBILE. Altrimenti, finché potremo, cercheremo di continuare a prendere in giro Trump nei suoi deliri. Ovvero, costretti al riarmo “sovrano”, dovremo tagliare welfare e sanità, e compreremo carri armati ed armamenti. Rigorosamente diversi dagli altri Paesi europei (oggi, in Europa ci sono 14 tipi diversi di carro armato!), rigorosamente da aziende americane.

LA MIA SARÀ UTOPIA, MA L’ALTRO SCENARIO È SOLO FOLLIA…

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Ingegnere, professore universitario, già rettore dell'Università di Palermo, nonno. E' stato candidato alla carica di governatore della Regione siciliana nel 2017 con la coalizione di centrosinistra.

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