La Procura della Repubblica di Gela ha iscritto nel registro degli indagati gli ultimi quattro Presidenti della Regione siciliana, Lombardo, Crocetta, Musumeci e Schifani, nell’ambito delle indagini sulla FRANA DI NISCEMI dello scorso gennaio. Le indagini faranno il loro corso e accerteranno le responsabilità. Allo stato vale, naturalmente, la presunzione di innocenza.
Accanto al giudizio penale, resta però il giudizio POLITICO, che NON PUO’ CHE ESSERE ASSOLUTAMENTE NEGATIVO, CONSIDERATA L’INERZIA SU NISCEMI DAL 1997 AD OGGI.
Vale per tutti e quattro, naturalmente, ma particolarmente per NELLO MUSUMECI, le cui dichiarazioni nelle settimane che seguirono la drammatica frana furono davvero emblematiche. Un atteggiamento, il suo, da mero descrittore di quello stava accedendo, considerato alla stregua di un fenomeno ineluttabile, dinanzi al quale allargare le braccia. In Senato, ebbe a dichiarare: “il rischio frane in Sicilia, non è emergenziale, ma strutturale. Nove comuni su dieci presentano aree ad alto rischio di frane”.
Tutto questo, dopo aver superficialmente parlato di una “SCIAGURA ANNUNCIATA”, affermato che “QUEL TERRENO FOSSE FRANOSO LO SAPEVANO ANCHE I BAMBINI”, “LA FRANA ERA CONOSCIUTA DA TRENT’ANNI”, “GIA’ NEL 1997 SI ERA SFIORATA LA TRAGEDIA”. Un coacervo di superficialità e di banalità.
Non basta: nel suo pervicace e cocciuto tentativo di scaricarsi da ogni responsabilità, aggiunse che “spettava alle Autorità comunali avanzare proposte risolutive sulle soluzioni da offrire alle famiglie, in quanto prime autorità di protezione civile”. Colpa dei Sindaci e dei tecnici comunali: io non c’entravo niente, né come Presidente, prima, né come Ministro della Protezione Civile, adesso.
QUESTO NON È UN MINISTRO. E NEANCHE UN PRESIDENTE DELLA REGIONE.
SEMPLICEMENTE, NON ERA E NON È ADEGUATO A QUEI RUOLI.
Ingegnere, professore universitario, già rettore dell'Università di Palermo, nonno. E' stato candidato alla carica di governatore della Regione siciliana nel 2017 con la coalizione di centrosinistra.


