Quale sarà il futuro dell’aeroporto trapanese di Birgi, dopo la decisione del governo di farne una base d’addestramento per i piloti americani degli F-35? Il buio, al momento, è totale: rimarrà anche civile o è destinato a diventare solo militare? E come verrà organizzata un’eventuale convivenza?
Non si tratta di una domanda da poco. Dall’esistenza di uno scalo civile vicino a Trapani dipendono infatti le sorti turistiche ed economiche della zona. Che nel caso in cui il governo decidesse di dedicare la pista di Birgi esclusivamente agli F-35 verrebbero per forza dirottati altrove, con conseguenze economiche negative.
Questo scenario contrasta del tutto con la norma, in vigore dal prossimo 1 gennaio del 2026, in base alla quale si prevede la cancellazione dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco per gli aeroporti siciliani con meno di 5 milioni di passeggeri. Birgi è tra questi tant’è che i voli stanno incrementando sensibilmente.
Siamo insomma davanti a una prospettiva paradossale che pone con forza una domanda: che intende fare il governo? Siamo davanti a uno dei soliti pasticci. Il governo deve assolutamente chiarire, anche perché nemmeno la dirigenza dell’aeroporto né le istituzioni locali e regionali hanno idea di che cosa succederà.
Noi abbiamo presentato un’interrogazione al ministro della Difesa Crosetto per chiedere chiarimenti immediati”.
Presidente Fondazione Italiana Autismo (FIA). Presidente del gruppo Italia Viva - Il Centro - Renew Europe alla Camera dei Deputati.



