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DOLORE E DIGNITA’: RIFLESSIONI A VALLE DEGLI OMICIDI DI MONREALE

Qualche settimana fa Davide Faraone mi aveva chiesto di organizzare un incontro con i congiunti dei tre ragazzi vittime del terribile omicidio consumatosi nello scorso aprile nel centro di Monreale. Hanno raccolto l’invito il padre e la sorella del giovane Pirozzo e – anche in rappresentanza dei familiari del giovane Turdo – Giacomo Miceli, papà di Andrea.

L’incontro si è svolto presso gli uffici del Sindaco Arcidiacono e dei membri della Giunta, alla presenza del Sindaco, il quale ci ha riferito come la situazione, prima del terribile accaduto, fosse percepibile ai più come quella di una città popolosa e abitata ovviamente da una moltitudine di giovani e giovanissimi.

Giovani che, la sera, nei week end ma non solo, si riversano nelle vie del centro e si raccolgono nei pressi di bar e locali dove poter consumare una bibita e star lì a chiacchierare e scherzare, ma non foriera di pericolosi episodi. Quanto accaduto quella notte è tanto terrificante quanto inaspettato, almeno nella misura in cui si è verificato.

Non esistono aggettivi o parole per descrivere il dolore procurato ai congiunti.

Il Sindaco ci ha anche detto delle sue azioni per ottenere l’aumento della sorveglianza anche nelle ore notturne, ma anche di quanto le sue richieste siano state accolte solo in minima parte. L’on. Faraone si è dichiarato disponibile – e tale disponibilità è stata apprezzata e condivisa sia dal Sindaco, che dal Presidente Intravaia, che dai familiari delle vittime – a cercare interlocuzione e coinvolgimento del Ministro Piantedosi.

Al di là di tutto questo mi sovvengono un paio di riflessioni che vorrei qui condividere.

E spiego perché vorrei condividerle: perché credo che qualunque riflessione possa esser utile a ché quella tragedia porti con sé la speranza di contribuire a un mondo e a un vivere civile, fuori direi dagli schemi di “semplicismo” a tutti i costi che viviamo quotidianamente.

Questa speranza me la hanno inculcata proprio genitori e sorella delle vittime che certo sì – e come potrebbe esser diversamente – sono corrosi da una rabbia che faranno fatica a contenere anche col passare del tempo, ma che hanno dimostrato di saperla convogliare in comportamenti equilibrati. 

Mi viene in mente prima di ogni cosa quanto si siano rifiutati tutti di prestare il fianco (sembra assurdo ma così è) anche ai soliti haters da social, che esistono pure in queste circostanze terribili, anche se sembra assurdo.

La compostezza dimostrata non può, a mio avviso, che confortare la speranza che questa dignità nel dolore sia foriera di un messaggio positivo, nella consapevolezza che tutto non può esser liquidato con frasi e “opinioni” di circostanza da parte di un mondo in cui sembrava fino a qualche anno addietro essere stati improvvisamente circondati da Virologi e oggi da Giudici o Avvocati.

Il vivere civile non può passare da semplificazioni. La vita è terribilmente complicata e quei genitori, fratelli, sorelle rappresentano l’esempio, ma pure la speranza.

Francesco Macchiarella
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Nato nel 1953, avvocato civilista patrocinante presso le Magistrature superiori. Già giornalista pubblicista e praticante dell'equitazione a livello agonistico. Cinefilo d'antan ed innamorato della scrittura.

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