Non sapendo a cos’altro appoggiarsi per garantirsi la ricandidatura, il presidente della Regione, Schifani, si appella alla continuità amministrativa, al completamento del programma di governo.
Non è, ovviamente, un’idea nuova, lo fanno tutti i governatori o i sindaci alla scadenza del primo mandato, specialmente quando comprendono che altre possibilità, che ritengono più prestigiose, sono precluse.
Ma ci si può appellare al completamento del programma di governo, al fatto che cinque anni non sono sufficienti, che ne servono dieci, se e soltanto se il programma proposto agli elettori è già in avanzata fase di realizzazione, se ha raggiunto almeno il 30, il 40%. Nel caso di Schifani siamo agli albori, in alcuni casi non si è nemmeno cominciato…
Prendiamo la gestione dei rifiuti.
Schifani fortissimamente vuole i termovalorizzatori, per lui la panacea di tutti i mali. Ha bloccato le iniziative di project financing pubblico privato del suo predecessore, ha condannato la Sicilia a continuare a pagare cento milioni all’anno per il trasporto dei rifiuti all’estero, ha dichiarato l’incapacità dell’amministrazione regionale rivolgendosi per tutte le procedure ad Invitalia e…ancora siamo ancora fermi alla gara per la progettazione di fattibilità tecnico-economica dei due termovalorizzatori da realizzare (dove?) a Palermo e Catania. Progetto di fattibilità! Siamo all’alba della procedura, forse nemmeno al 5%!
Andiamo alla gestione delle risorse idriche e della siccità.
Qui forse siamo ancora più indietro. Schifani ha voluto l’iniziativa estemporanea dei dissalatori mobili, che producono pochissima acqua (96 litri/sec ciascuno) ad un costo elevatissimo. NULLA è stato fatto per gli invasi e le dighe, che continuano a non potersi riempire (anche ammesso che piova…) perché non sono collaudate e comunque difettano di manutenzione, NULLA sulla rete idrica che continua ad essere un colabrodo. Con il paradosso che anche l’acqua dei dissalatori mobili continuerà ad essere dissipata nella rete…Per carità di patria regionale, preferisco non attribuire alcuna percentuale alla realizzazione del programma.
Veniamo alle infrastrutture, autostrade e ferrovie.
Schifani è anche commissario alla A19, Palermo-Catania. Ogni commento è superfluo, ne abbiamo parlato sin troppe volte sul nostro blog. Ora Schifani auspica che in due-tre anni si possa averla tutta rinnovata, non si capisce su quali premesse, sembra davvero una barzelletta. Quanto alla ferrovia Palermo-Catania, si procede con tempi biblici, quattro lotti hanno perso il finanziamento PNRR per evidente impossibilità di completamento nei tempi dettati dall’Europa. E stendiamo un velo pietoso sulla Palermo-Messina, sulla Siracusa-Gela, sul resto della rete. Anche qui, che percentuale attribuire?
Schifani si fa forte sulla crescita del PIL siciliano, “la più alta in Italia”. Ma vogliamo dirlo, una volta e per tutte, che il dato è stato drogato dall’onda lunga del superbonus e dagli investimenti sull’edilizia del PNRR, che percentualmente hanno pesato moltissimo sull’asfittico PIL siciliano? Strumenti che, come è noto vanno a concludersi, lasciando ombre fosche sul futuro, che NON può essere solo basato sulle aspettative del turismo!
Insomma, il programma di Schifani, anche ammesso che esistesse nel 2022, non è mai partito! Altro che doverlo completare!
Ma il governatore non demorde, sgomita, polemizza, soprattutto cerca alleati. Approfitta della crisi di credibilità in Sicilia di Fratelli d’Italia, alla quale scandali, intercettazioni ed indagini suggeriscono di tenere un profilo basso al momento, supera lo sgarbo Tardino e promette posti in giunta alla Lega in occasione del (prossimo) rimpasto, cerca di rintuzzare gli attacchi di quella parte di Forza Italia, ormai passata in servizio permanente effettivo all’opposizione, pur restando al Governo.
E la Sicilia? Cosa può interessare della Sicilia al governatore, alle prese con ben altri pensieri?
Ingegnere, professore universitario, già rettore dell'Università di Palermo, nonno. E' stato candidato alla carica di governatore della Regione siciliana nel 2017 con la coalizione di centrosinistra.