“Per anni l’Unione Europea ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e nelle relazioni commerciali internazionali. Quest’anno sarà ricordato come l’anno, in cui questa illusione è evaporata.
Abbiamo dovuto rassegnarci ai dazi imposti dal nostro più grande partner commerciale e alleato di antica data, gli Stati Uniti. Siamo stati spinti dallo stesso alleato ad aumentare la spesa militare, una decisione che forse avremmo comunque dovuto prendere, ma in forme e modi che probabilmente non riflettono l’interesse dell’Europa. L’Europa è stata spettatrice anche quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava”.
Lo ha detto ieri, con una chiarezza cristallina, Mario Draghi, nel corso del suo intervento a Rimini. “Draghi sferza l’Europa” hanno titolato numerosi giornali, anche se, ad alcuni, Draghi è sembrato sfiduciato, diversamente dalle altre occasioni, per l’entusiasmo irresponsabile dei sovranisti di casa nostra.
In realtà Draghi ha ripetuto con forza il suo invito all’Europa a svegliarsi, ad agire unita per (ri)prendersi il ruolo di attore protagonista nel complesso contesto geo-politico mondiale, per non perdere questa ultima occasione. I leader europei sono stati finora sordi alle sue sollecitazioni, da ultimo il suo Report sulla Competitività europea è rimasto lettera morta nei cassetti delle loro scrivanie.
Apparentemente il momento potrebbe essere addirittura favorevole all’Europa.
Trump ha fallito, sosteneva che avrebbe risolto tutti i conflitti in poche ore, ne sta rimanendo travolto. Nelle ultime dichiarazioni (che naturalmente potrebbe rovesciare nelle prossime ore…), sembra volersi defilare sulla questione Ucraina. Ma anche sul Medio Oriente, si è costantemente allineato alla irresponsabile politica di Netanyahu: non ha mosso dito sul massacro dei civili a Gaza, sulla dichiarata volontà di Israele di procedere con l’occupazione della Striscia, sui nuovi insediamenti in Cisgiordania che azzerano la possibilità dei due Stati, sulla carestia che rischia di sterminare migliaia di bambini.
Il bullo ha trovato bulli più prepotenti di lui. E, nei fatti, chiede all’Europa di prendersi la responsabilità di sostenere Zelensky nel sempre più difficile tentativo di arrivare ad una soluzione.
Ma anche Putin, quando ad Anchorage ha chiesto, con un tono ovviamente minaccioso, che “l’Europa non interferisca” nelle questioni dell’Ucraina, nei fatti ha accreditato l’Europa, le ha dato un ruolo, l’ha trattata come una entità unica, le ha riconosciuto forza e potere di interdizione.
La Cina è lontana, guarda e comprende che ha solo potenziali vantaggi da trarre da questa situazione. È l’Europa che deve intervenire, scendere in campo, uscire dall’inerzia, assumere un’iniziativa politica unitaria e forte! Non solo sull’Ucraina, anche sul Medio Oriente.
Da una parte dare concretezza alla coalizione dei volonterosi; dall’altra riconoscere la Palestina e, soprattutto, bloccare le forniture di armi ad Israele.
Sarò nostalgico, ma a me manca Draghi. Manca quel treno diretto verso Kiev nella primavera del 2022, con Draghi vero leader europeo, insieme al presidente francese ed al cancelliere tedesco…
Ingegnere, professore universitario, già rettore dell'Università di Palermo, nonno. E' stato candidato alla carica di governatore della Regione siciliana nel 2017 con la coalizione di centrosinistra.


