Oggi ricorre il 236esimo anniversario della Presa della Bastiglia, avvenimento che segnò la fine della monarchia francese e di quel sistema di potere autoreferenziale, insensibile ai diritti del popolo che infiammò tutta l’Europa in un’onda rivoluzionaria che contagiò i popoli in cerca di riscatto e di libertà, portando alla nascita della Democrazia in Europa.
Scelgo appositamente un giorno così importante per consegnare una riflessione ed una provocazione ai siciliani ed ai messinesi in particolare.
Le notizie riportate dalla stampa in questi ultimi giorni ci hanno consegnato la descrizione di un sistema di potere appannaggio di pochi, dove solo chi ha le conoscenze giuste riesce ad accedere a fondi e finanziamenti, mentre chi fa da tramite tra il potente di turno ed il cittadino che reclama un diritto trae da questa attività un utile da tenere per sé, che sia un dono prezioso, una percentuale su quanto finanziato o anche solo l’accrescimento della propria rete di contatti.
Ciò che infine resta è l’immagine di una politica predona e predatoria, con eventi benefici che nascondono un business e interessamenti politici per finanziare interventi sul territorio dai quali emerge chiaramente come solo chi “vanta” un deputato all’ARS riesce ad ottenere qualcosa. Che poi quel “qualcosa” sia il finanziamento per organizzare la sagra del pesce o per realizzare un campetto di calcio, poco importa se poi si procede con affidamenti diretti – astrattamente legittimi – correndo il rischio di alimentare un perverso meccanismo clientelare per cui, alla fine, il potere politico non solo controlla la spesa ma finisce anche PER indirizzarla e/o gestirla.
Di fronte a tutto ciò, e soprattutto a seguito del disvelamento del sistema delle donazioni e dei contributi al partito dell’amministrazione cittadina, mi sarei aspettata una dura presa di posizione da parte degli altri partiti, sia di centro destra che di centro sinistra, per stigmatizzare questa operosa macchina da guerra messa in piedi da Cateno De Luca alla quale, come dimostrano i numerosi versamenti registrati, nessuno sembra potersi sottrarre.
Ma la politica tace, con la sola eccezione di una nota del PD locale dove si invoca l’opportunità politica facendo ben attenzione a rimarcare la pretesa legittimità di tali condotte, forse dimenticando di ricordare che un atto può anche essere penalmente NON rilevante ma ciò non significa che sia anche automaticamente lecito.
E’ dunque lecito che il Segretario Generale di un Comune e di una Città Metropolitana finanzi il partito dell’amministrazione in carica? Quello stesso partito i cui amministratori hanno scelto di nominare proprio quel segretario generale? E tale condotta non configura di per sé una violazione dell’art. 6 del DPR 62/2013 Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici, che impone ad ogni appartenente alla P.A. di astenersi dal prendere decisioni o svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni di conflitto, anche potenziale, laddove il conflitto può riguardare anche questioni politiche?
Analogo ragionamento, dunque, andrebbe fatto anche per i Direttori Generali degli Enti e, certamente e con maggior vigore, anche per i revisori dei conti, nominati dall’organo politico per vigilare sui conti delle società partecipate, i cui organi gestionali, contributori anch’essi del partito dell’amministrazione comunale, sono sempre espressione dell’appannaggio politico.
Chi controlla chi, in un sistema in cui tutti, controllori e controllati, finiscono per corrispondere versamenti al partito che li ha nominati? Chi garantisce l’imparzialità e la neutralità dell’organo preposto al controllo se quello stesso organo si dichiara apertamente sostenitore del potere politico che lo ha nominato?
Il quesito non è teorico, anzi porta con sé una drammatica evidenza per la semplice considerazione che invocare il principio della opportunità politica ha un senso solo se tutti rispettano le stesse regole, ma se pensi di recarti ad una partita di tennis ed il tuo avversario si presenta vestito per partecipare allo slalom gigante di sci, è evidente che fair play, gentleman’s agreement e norme di condotta morale si vanno a strabenedire da sole, con buona pace di ogni presunta e reclamata conformità alle norme.
Nel giorno dell’anniversario della presa della Bastiglia dunque io invito i siciliani ed i messinesi a ricordarsi come la Storia racconti che ai cittadini affamati, che chiedevano il pane per sfamarsi, la Regina Maria Antonietta mandò a dire che gli dessero le brioches. Che è un po’ come quando Cateno De Luca, autoproclamatosi come l’uomo anti-sistema, di fronte alla constatazione che il suo metodo politico non diverge da quello di quasi tutti i parlamentari che lui stesso definiva come la “banda bassotti”, risponde così fan tutti, sancendo definitivamente la fine della sua narrazione epica di uomo che combatte il potere e disvelando come il potere agisca sempre per perpetuare se stesso.
Il potere in Sicilia ci ha portato ad avere strade dissestate, reti idriche colabrodo, interi territori lasciati a secco, carenza di infrastrutture, sistema dei rifiuti in mano a sempre gli stessi, sanità al collasso, diritti negati e società in lento declino sia dal punto di vista economico che sociale.
E’ quindi evidente che questo “potere” non è al servizio della sua comunità ma si serve di essa per accaparrarsi nuovi spazi e garantire che lo stato di bisogno resti sempre tale, perché un cittadino che non ha lavoro, che non riceve le cure sanitarie, che per uscire dalla Sicilia deve affrontare un salasso economico, che non si può più nemmeno lavare e che per conferire i rifiuti deve pagare tariffe altissime pur avendo un servizio scadente, non è un cittadino che esercita liberamente le proprie scelte, è un cittadino che soffre e che, in almeno un trentennio di sofferenza ha pian piano accettato l’idea che i suoi diritti vengano barattati con i favori, non perché ciò gli piaccia, ma solo perché non ha altra scelta.
Nel 1789 i cittadini francesi dimostrarono che la scelta c’era e la esercitarono. Certamente non è mia intenzione inneggiare alla rivoluzione di piazza, ma considero oggi più che mai doveroso e non più rinviabile richiamare tutti noi ad una rivoluzione sociale e culturale, il momento è ora, la scelta è sotto i nostri occhi.
Una alternativa c’è, ed è in quelle forze politiche che con questo sistema di gestione del potere non si sono mischiate, non perché non ne abbiano avuto l’opportunità, ma perché non hanno condiviso quei metodi e quegli scopi.
Io stessa l’ho fatto, attirandomi accuse e insulti di fronte ai quali, con un post scritto il 4 ottobre 2023, che adesso ha un evidente natura profetica, dissi “il tempo è galantuomo: fornisce le risposte oppure fa in modo che non ti interessino più”.
A me le risposte sono arrivate forti e chiare in un momento storico in cui le domande forse me le facevo solo io, e la mia scelta di allora – da molti giudicata quasi suicida dal punto di vista politico – mi consente di potere dire adesso che io con questo modo di fare politica “non ci sto”, non ci sono mai stata e l’ho dimostrato con la libertà della mia scelta che non è stata quella di “tradire” i miei elettori ma di difendere i loro diritti lasciando chi aveva inteso trasformare un movimento politico, nato con nobili aspirazioni, in un contenitore di nomine, versamenti, contributi ed emendamenti alla legge di bilancio regionale.
Per questo oggi io ai siciliani, ai messinesi tutti, dico di svegliarsi e non avere paura di mostrare ciò che pensano davvero. Mandiamo a casa questo potere politico con l’arma più potente che esista: la matita che ci viene consegnata in cabina elettorale!
Il momento delle scelte è arrivato, sta a noi dimostrare a noi stessi, ai nostri figli ed alle future generazioni, che la Sicilia che vogliamo, la Messina che vogliamo, non sono quelle che ci vengono mostrate tutti i giorni sui giornali nella diffusione delle intercettazioni delle inchieste giudiziarie, e delle quali spesso proviamo imbarazzo non disgiunto a sdegno.
La Sicilia che vogliamo, la Messina che vogliamo è una terra libera, dove i diritti non sono oggetto di compromesso, dove chi deve controllare e garantire imparzialità e trasparenza non viene asservito al potere politico, dove non si delega al potere giudiziario il rispetto delle regole ma ci si assume da soli tale impegno non per il timore delle pene ma per l’amore dei propri concittadini.
Io la immagino così la mia Sicilia e la mia Messina: libere e vive, anzi Vivaci!
Dottoranda di ricerca in diritto della navigazione e dei trasporti, avvocato cassazionista, già assessore del Comune di Messina con numerose deleghe tra le quali quella all’ambiente, ai rifiuti, al commercio. Nel 2022 è stata eletta al Senato collegio uninominale di Messina ed Enna, è commissaria della Commissione bicamerale vigilanza Rai, antimafia, insularità e per le questioni regionali. Segue in particolare modo i dossier del Mezzogiorno e della Sicilia ed è componente della Cabina di Regia Nazionale di Italia Viva con delega al PNRR.
Brava Senatrice! Bisogna fomentare le coscienze e non rassegnarsi a ciò che accade. Si sveglierà il popolo siciliano? È quello che ci auguriamo per l’immediato futuro.