Non è stato il ritorno delle preferenze dopo 30 anni. E non sono state le opposizioni ad affossare l’emendamento.
La verità sui numeri dello scrutinio segreto alla Camera racconta un’altra storia. Una storia che riguarda soprattutto le crepe nella maggioranza di governo.
Primo punto: non erano vere preferenze.
L’emendamento presentato da Fratelli d’Italia manteneva i capilista bloccati. Tradotto: il primo eletto di ogni lista sarebbe stato scelto dalle segreterie dei partiti, con seggio praticamente garantito. Agli elettori sarebbe rimasto solo di esprimere preferenze sui candidati successivi. A dimostrarlo sono le simulazioni di YouTrend. Con una lista al 5%, solo l’1% degli eletti sarebbe stato scelto con le preferenze. Con una lista al 10%, si saliva al 5%. Persino con una lista al 20%, i parlamentari eletti grazie alle preferenze sarebbero stati solo il 34%. Nei restanti casi decidevano i vertici di partito.
Secondo punto: chi ha bocciato l’emendamento.
Giorgia Meloni ha parlato di opposizioni che avrebbero “festeggiato” impedendo la riforma. Ma i numeri non tornano. Le opposizioni avevano già annunciato il voto contrario. Lega e Forza Italia avevano dichiarato il sì. Sulla carta la maggioranza aveva oltre 240 voti. Allo scrutinio segreto i favorevoli sono stati 187. Mancano all’appello più di 50 voti. Non possono essere dell’opposizione, che aveva già detto no. Quei voti si sono persi dentro FdI, Lega e FI. È lì che l’emendamento è stato affondato.
Terzo punto: la destra ha bocciato le vere preferenze.
Le opposizioni avevano presentato emendamenti per ripristinare le preferenze senza capilista bloccati. Se l’obiettivo fosse stato davvero restituire ai cittadini la scelta dei parlamentari, quelle proposte potevano essere votate. Invece sono state respinte dalla stessa maggioranza.
La realtà è semplice. L’emendamento di Fratelli d’Italia non restituiva il potere di scelta agli elettori. È stato bocciato dai franchi tiratori della maggioranza. E il giorno dopo, invece di spiegare cosa è accaduto al proprio interno, si è preferito indicare come responsabili le opposizioni.
Avevano chiesto un’operazione verità. La verità è che il problema non era nei banchi dell’opposizione. Era nei numeri della maggioranza

PINO PRESTIGIACOMO
Capitano di Lungo Corso. Dal 1977 al 2016 in servizio presso le società SIREMAR e Compagnia delle Isole. Quadro Dirigente. Consigliere Comunale a Palermo (due consiliature) e Assessore alla Provincia di Palermo.
Segretario Regionale Aggiunto UIL Trasporti Sicilia.


