Ci sono provvedimenti che si possono discutere, ma altri travalicano un confine morale che una democrazia non dovrebbe mai oltrepassare.
L’approvazione dell’emendamento che apre la strada al reintegro dei sanitari radiati per comportamenti antiscientifici durante la pandemia non è un atto di pacificazione. È uno schiaffo alla memoria dei 383 medici e odontoiatri che hanno perso la vita curando gli altri. Alla memoria degli infermieri, degli operatori sanitari, dei volontari che hanno affrontato il Covid quando non c’erano vaccini, quando mancavano dispositivi di protezione, quando ogni turno poteva essere l’ultimo.
Lo Stato dovrebbe difendere chi ha onorato il giuramento professionale, non riabilitare chi ha scelto di tradire la scienza, alimentando sfiducia, diffondendo terapie prive di evidenze e contribuendo a confondere cittadini già terrorizzati.
È giusto riconoscere che, su questo provvedimento, le forze di opposizione hanno saputo trovare una posizione comune. Hanno fatto bene Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa a denunciare con una nota congiunta quella che hanno definito «una vergogna senza precedenti». Su temi come questo non esistono convenienze di parte: esiste soltanto il dovere di difendere la credibilità della medicina, delle istituzioni e il rispetto dovuto a chi ha pagato con la vita il proprio senso del dovere.
Ognuno è libero di credere a ciò che vuole. È libero di diffidare dei vaccini, di contestare le decisioni dei governi, di criticare le scelte adottate durante la pandemia. È persino libero di sostenere le idee più stravaganti o prive di qualsiasi fondamento scientifico. La libertà di opinione tutela anche ciò che gli altri ritengono profondamente sbagliato. Ma quella libertà si ferma davanti alla memoria dei morti. Non è lecito a nessuno sputare su chi ha sacrificato la propria vita per curare, né riscrivere la storia fino a trasformare in vittime coloro che sono stati sanzionati per avere violato i principi fondamentali della professione sanitaria.
Quando un governo decide di cancellare, anche solo simbolicamente, la responsabilità disciplinare di chi ha combattuto la pandemia dalla parte della disinformazione, manda un messaggio devastante: che la verità scientifica vale quanto la propaganda e che il sacrificio di chi è caduto in corsia può essere sacrificato sull’altare del consenso.
Ci sono voti che portano consenso, e voti che restano come una macchia nella coscienza delle istituzioni. Questo è uno di quelli.

ANTONIO CRAXI'
Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.


