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L’IPOCRISIA A TARGHE ALTERNE E I BARBARI DEL WEB

Non è la politica a doversi ritirare in buon ordine, ma il circo feroce e sguaiato che va in scena ogni giorno nelle nostre bolle digitali. È il momento che il tribunale dei social faccia i conti con se stesso.
Il dramma che si sta consumando nel lago di Vico, con la tragica scomparsa del marito della ministra Eugenia Roccella, ha scoperchiato per l’ennesima volta il nauseabondo vaso di Pandora del web, liberando una melma di cinismo a buon mercato che non merita alcuna assoluzione.
Assistiamo, in queste ore, a un profluvio di battutine squallide, scherni e una malcelata, raccapricciante soddisfazione per la probabile fine di un uomo di ottantaquattro anni. E tutto questo per quale crimine? Per il cognome che porta. Per essere il consorte di una donna le cui battaglie pro-vita e ultra-conservatrici sono considerate l’eresia suprema dal tribunale dell’Inquisizione digitale.
Mettiamo subito in chiaro le regole di ingaggio, a scanso di equivoci: chi scrive è e resterà sideralmente distante dalla visione della ministra. Sulla concezione di famiglia, sui diritti civili e sulle libertà individuali, la nostra è e sarà un’opposizione fiera, irriverente e radicale.
Ma qui, signori, la politica non ha cittadinanza. Qui c’è di mezzo la decenza. Un limite antropologico, prima ancora che etico.
Il cortocircuito morale è devastante: la stessa truppa di indignati speciali che passa le giornate a impartire lezioni di civiltà, a reclamare la pulizia del linguaggio e a esigere rispetto, si trasforma nel peggior branco di sciacalli non appena il dramma bussa alla porta del nemico politico.
Se per contestare l’agenda di un esponente di governo si avverte il bisogno compulsivo di disumanizzare un anziano inghiottito dalle acque di un lago, allora si è smarrito ogni diritto di emettere sentenze morali.
•⁠ ⁠Il mantra vuoto: Ci riempiamo la bocca con slogan da salotto come “empatia” e “restiamo umani”.
•⁠ ⁠La pratica spietata: Quella stessa umanità viene applicata rigorosamente a targhe alterne, trasformandosi in pura e semplice ipocrisia da tastiera.
Dovremmo essere migliori di questo squallore. Pretendiamo di combattere la presunta visione “medievale” dei conservatori, ma lo facciamo con una ferocia e una spietatezza che ci rendono, di fatto, i veri barbari della vicenda. E in questa gara al ribasso, per la nostra civiltà giuridica e umana, abbiamo già perso tutti in partenza.

FRANCESCO RIZZO
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Francesco Rizzo (1995) è docente di Filosofia, Storia, Materie Letterarie e Lingue Classiche. Laureato con lode in Scienze Filosofiche e Storiche all'Università di Palermo e in Letteratura, Lingua e Cultura Italiana, si è formato professionalmente e ha collaborato con la Redazione dell'Officina di Studi Medievali di Palermo. Attivissimo promotore culturale nel territorio agrigentino e non solo, è Presidente di "Hosàytos - Editore, Biblioteca, Centro Culturale", realtà con la quale ha ideato e condotto quasi trecento eventi tra rassegne letterarie, mostre d'arte, presentazioni e progetti di rigenerazione urbana. È inoltre Direttore Editoriale della testata "Sorsi e morsi d'arte" e membro del comitato scientifico dello storico Circolo dei Nobili di Agrigento, con deleghe alla Filosofia, al Mondo Classico e alla Geopolitica. Studioso poliedrico, collabora con diverse università, istituzioni culturali (tra cui il Parco Archeologico della Valle dei Templi, Casa Pirandello e la Biblioteca Lucchesiana) e riviste scientifiche di settore, come VRBS e Studi sull'Oriente Cristiano. È autore di numerose pubblicazioni, indagini storiche e saggi filosofici, tra cui spiccano la monumentale indagine in quattro volumi "Summa Sicana" e il saggio del 2026 "Francesco Magno. Un pontificato sine glossa", opera consegnata personalmente all'autore in udienza dal Pontefice Leone XIV

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