Mondello non è più soltanto una spiaggia contesa. È il luogo in cui si vede con una chiarezza quasi imbarazzante quanto il potere pubblico, quando si frammenta, produca più confusione che governo. La nuova ordinanza del CGARS, che ha sospeso la decadenza fino al 30 settembre 2026, non chiude la vicenda: la congela. E nel farlo conferma, quasi letteralmente, il senso del pezzo precedente, in cui avevamo descritto Mondello come la spiaggia del potere che si spezza in pezzi.
In quel primo intervento, il punto era già chiaro: la gestione della spiaggia racconta una macchina pubblica che procede per rinvii, aggiustamenti e rimedi temporanei. L’ordinanza di oggi non smentisce quella lettura. La conferma, anzi la rende più evidente. Perché quando l’amministrazione non riesce a costruire in tempo un assetto alternativo credibile, il giudice cautelare finisce per occupare il vuoto lasciato dalla politica e dagli uffici.
Il CGARS ha scelto la prudenza. Ma la prudenza, qui, ha un prezzo alto. Sospendere la decadenza significa lasciare in piedi, per tutta la stagione balneare, l’assetto contestato. Significa accettare che la spiaggia più simbolica della città resti nel perimetro di una gestione che la Regione aveva cercato di superare.
Formalmente è una misura temporanea. Sostanzialmente è molto di più: è la prova che il sistema non è stato capace di gestire il passaggio da un regime a un altro senza affidarsi ancora una volta alla cautela giudiziaria. E questa non è una buona notizia. Non per chi voleva una svolta, e neppure per chi crede che l’amministrazione debba saper governare il bene pubblico senza aspettare sempre l’ultima ordinanza.
Il passaggio più delicato dell’ordinanza è quello sul periculum: non riguarda solo la società, ma l’intera collettività. Il ragionamento, in sé, ha una sua logica. Il problema è il punto di partenza: il rischio di caos, degrado e disordine non nasce dal nulla, ma anche dalla mancata capacità dell’amministrazione di predisporre per tempo il dopo.
Ed è qui che la posizione del CGARS diventa criticabile. Perché il giudice sembra trattare la debolezza organizzativa della Regione come un motivo sufficiente per congelare il cambiamento. In altre parole, il vuoto di governo diventa la ragione per non governare davvero il passaggio. È una logica che può apparire prudente, ma che finisce per premiare l’incertezza.
Anche il modo in cui viene letta la prevenzione collaborativa di cui all’art. 94-bis d.lgs. 159/2011 va guardato con attenzione. Nessuno sostiene che si tratti di una misura interdittiva. Ma il CGARS la usa come elemento che consente all’impresa di continuare a operare sotto vigilanza, e così finisce per attenuare il peso delle ragioni che avevano portato alla decadenza.
Il risultato è ambiguo: la misura che dovrebbe indicare controllo viene trasformata, nel contesto della cautela, in un argomento per mantenere in piedi il sistema contestato. È il classico caso in cui la continuità finisce per sembrare più rassicurante della discontinuità, anche quando la discontinuità sarebbe il vero banco di prova della legalità amministrativa.
Per questo il richiamo al pezzo precedente non è un vezzo. È una chiave di lettura. Lì si era detto che Mondello è il luogo in cui il potere si frammenta. Oggi si può aggiungere che quella frammentazione non solo continua, ma produce effetti giuridici concreti: una decisione cautelare che non risolve, ma rinvia; che non compone, ma sospende; che non ricostruisce un ordine, ma ne ammette provvisoriamente l’assenza.
Se si vuole essere onesti, l’esito era in parte previsto. Non era prevedibile il dispositivo in sé, ma era prevedibile il suo respiro: una soluzione intermedia, capace di evitare uno strappo nell’immediato, ma non di affrontare il nodo di fondo. E questo, per il dibattito pubblico, dice molto più di quanto sembri.
La vera partita, adesso, si sposta al TAR, dopo l’estate. Ed è qui che la vicenda potrebbe diventare ancora più interessante. Perché a quel punto l’urgenza della stagione balneare non peserà più nello stesso modo, e il giudizio di merito potrà concentrarsi sul cuore del problema: la legittimità della decadenza, la solidità del rapporto concessorio e la coerenza dell’azione amministrativa.
Questo significa che l’ordinanza del CGARS, in realtà, non ha chiuso nulla. Ha solo spostato il baricentro. Ha guadagnato tempo, certo. Ma ha anche preparato il terreno per una decisione di merito che, proprio perché non più schiacciata dall’emergenza, potrebbe essere più severa e più strutturata.
Il tutto accade alla vigilia del 34° anniversario della strage di Capaci, che ricorre il 23 maggio. E qui l’ironia diventa inevitabilmente amara: mentre Palermo si prepara a ricordare Falcone, la città continua a mostrare quanto sia difficile, nella pratica quotidiana, far funzionare davvero il potere pubblico, la legalità amministrativa e la responsabilità istituzionale.
Mondello, in fondo, è anche questo: il promemoria di una città che sa commemorare benissimo la legalità, ma molto meno spesso sa farla vivere nelle sue scelte concrete.

NICOLA ROMANA
Laureato in giurisprudenza, Dottore di ricerca in “La responsabilità per danni alla persona”. Dal 2001-2002 ad oggi, docente di discipline navigazionistiche e internazionalistiche, con particolare riferimento al diritto dei trasporti, presso le Facoltà di Economia, di Scienze della formazione e di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'Università degli studi di Palermo. E' attualmente coordinatore di programmi comunitari Socrates-Erasmus per la mobilità studentesca e referente Erasmus.


