back to top
HomeSanitàPANEM ET CIRCENSES. ASSUNZIONI NELLA SANITA' IN SICILIA...

PANEM ET CIRCENSES. ASSUNZIONI NELLA SANITA’ IN SICILIA…

Giovenale lo aveva capito quasi duemila anni fa. Quando il cittadino smette di chiedere governo, visione, rigore, giustizia, e si accontenta di una razione di pane e di qualche spettacolo ben confezionato, la politica ha già vinto la sua partita peggiore. Panem et circenses: nutrire il ventre e distrarre la testa. Era il motto non scritto della decadenza romana, ed è anche, con inquietante puntualità, il sottotitolo non autorizzato della Sicilia di oggi.

Perché mentre il governo Schifani galleggia fra scandali, corruttele da verbale giudiziario, inefficienze da ragioneria dell’assurdo e una diffusa incapacità non dico di governare, ma persino di programmare, spendere e amministrare, ecco materializzarsi la cornucopia delle assunzioni, delle stabilizzazioni, delle progressioni verticali, degli aumenti di monte ore, dei contratti che rifioriscono in primavera come le allergie. Dalle Asp alla Regione, passando per centri per l’impiego, beni culturali e uffici di diretta collaborazione degli assessori, si apre la stagione dei bandi. Una stagione generosa, anzi munifica, quasi liturgica.

Sia chiaro: molti di questi posti sono necessari. I medici d’urgenza non sono una fantasia elettorale. Gli specialisti in pediatria, psichiatria, pronto soccorso, radiodiagnostica servono davvero. Servono eccome, e servivano ieri. Alcune figure tecniche e amministrative sono utili, persino indispensabili, se si vuole evitare che l’apparato pubblico continui a muoversi con la reattività di un mammut sedato. Ma poi, accanto al necessario e all’utile, si affaccia sempre quella zona grigia, tipicamente siciliana, in cui il bisogno reale si confonde con l’opportunità politica, il rafforzamento degli organici con il rifacimento del consenso, il ricambio generazionale con il sempreverde manuale del sottogoverno.

E il tempismo, come sempre, non è una variabile neutra. A un mese e mezzo dal voto amministrativo in decine di Comuni, e a un anno dalle Regionali, improvvisamente la macchina si mette a produrre contratti, promozioni, finestre contabili, chiamate, deleghe da assegnare, assessorati da ritoccare, equilibri da riscrivere. Tutto molto legittimo, per carità. Anche la pioggia è legittima, ma se arriva sempre il giorno della processione qualche dubbio sul meteo politico viene.

Il quadro, del resto, è irresistibile. Da una parte un governo vacilla: senza spina, senza nerbo, senza sapore, con l’unica qualità di sciogliersi rapidamente al primo calore dell’inchiesta o della polemica. Dall’altra una maggioranza che somiglia a un condominio litigioso con moquette istituzionale: cuffariani in uscita, meloniani in ambascia, forzisti in rissa permanente, assessori tecnici trattati come soprammobili di pregio, e il presidente impegnato in un risiko da ultimo giro di valzer. Intanto 39 partecipate chiudono in rosso, ma nessuno si faccia prendere dal pessimismo: ci sarà pure un bando per diventare spettatore qualificato del dissesto.

A questo punto, se proprio dobbiamo accettare la formula romana, facciamolo fino in fondo. Il panem è già problematico: i soldi per la sanità ordinaria, per i servizi essenziali, per la manutenzione minima della macchina pubblica, per far funzionare ciò che esiste prima ancora di allargare l’organico, si trovano con la stessa facilità con cui si trova un treno puntuale in agosto. E allora restano i circenses.

Li immaginiamo già. Gare di gladiatori fra assessori, con elmetto d’ordinanza e decreto in mano, nell’arena di Palazzo d’Orléans. Tornei di sradicamento dalle poltrone, disciplina antica ma sempre attuale, con punteggi extra per chi riesce a farsi rimuovere restando consulente. Duelli all’arma bianca fra consulenti, esperti, sub-esperti, coordinatori, facilitatori e altre creature mitologiche del sottobosco amministrativo. Corse delle bighe fra dipartimenti, con i dirigenti generali a frustare pratiche mai istruite. Lotta libera nei corridoi dei centri per l’impiego: vince chi pronuncia senza ridere l’espressione “politiche attive”. E poi, naturalmente, il grande spettacolo finale: la notte dei bilanci consolidati, con 39 partecipate in rosso che entrano in scena vestite da vergini contabili.

La domanda, però, resta più prosaica e più feroce di qualunque ironia. Con quali fondi? Su quali basi finanziarie e amministrative si pensa di sostenere questa abbondanza improvvisa? Perché se già è difficile trovare i soldi per il pane — quello vero, cioè per i servizi, il funzionamento, la sanità, l’efficienza, la capacità di spendere bene — viene da chiedersi con quali casse, con quali residui, con quali magie di ragioneria si vogliano organizzare anche i giochi. Il rischio è che, finito il proclama, restino solo il cartellone e la polvere dell’arena.

E allora sì: Panem et circenses. Ma in Sicilia, oggi, il pane scarseggia. E i circensi, temo, li stiamo già governando.

ANTONIO CRAXI'
post

Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.

Correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

I più letti

spot_img

Ultimi Commenti

Fabrizio Micari SU HA FALLITO, PRESIDENTE
Damiano Frittitta SU HA FALLITO, PRESIDENTE
Giandomenico Lo Pizzo SU HA FALLITO, PRESIDENTE