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SPESA SANITARIA IN SICILIA: 13 MLD, I CITTADINI COPRONO BEN IL 17%!

I dati ufficiali della Ragioneria Generale dello Stato, elaborati nel Rapporto sul monitoraggio della spesa sanitaria 2025, mostrano con chiarezza come negli ultimi dieci anni la sanità siciliana abbia subito una trasformazione profonda, silenziosa ma strutturale. Non si tratta di stime o di interpretazioni di parte, ma di numeri certificati, ricostruiti attraverso il Conto Economico degli enti sanitari e il Sistema Tessera Sanitaria.

Tra il 2015 e il 2024 la spesa sanitaria pubblica della Regione Sicilia è cresciuta in termini assoluti, passando da circa 8,7 miliardi a oltre 10,7 miliardi di euro. Nello stesso periodo, tuttavia, è cresciuta più rapidamente la componente privata, sia quella intermediata dal servizio sanitario attraverso convenzioni e accreditamenti, sia soprattutto quella sostenuta direttamente dalle famiglie. Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva osservabile in Sicilia ha raggiunto circa 13 miliardi di euro. Di questi, solo il 52,9 per cento è oggi riconducibile a produzione pubblica diretta del Servizio sanitario nazionale. Quasi il 30 per cento confluisce nel privato convenzionato e accreditato, mentre il 17,3 per cento è costituito da spesa out-of-pocket, pagata direttamente dai cittadini.

L’andamento delle serie temporali dal 2015 al 2024 è particolarmente istruttivo. La spesa pubblica cresce, ma con un ritmo moderato e discontinuo, segnato dalla parentesi pandemica e dai vincoli finanziari successivi. La spesa privata diretta, al contrario, mostra una traiettoria nettamente più ripida: da 1,3 miliardi di euro nel 2016 a 2,25 miliardi nel 2024, con un incremento superiore al 70 per cento in meno di un decennio. È questa divergenza progressiva che allarga la forbice tra pubblico e privato.

Nel confronto interregionale, la Sicilia si colloca in una posizione intermedia tra i due modelli strutturali rappresentati dalla Toscana ed Emilia-Romagna. La Toscana mostra una maggiore centralità del Servizio sanitario pubblico, con una quota del 57,9 per cento della spesa osservabile attribuibile alla produzione diretta del SSN, una componente di privato accreditato limitata al 16,2 per cento e una spesa out-of-pocket pari al 25,9 per cento. L’Emilia-Romagna, pur presentando la crescita più sostenuta della spesa sanitaria complessiva nel periodo 2015–2024 (+29,9 per cento), evidenzia un modello più bilanciato, con il 50,7 per cento di spesa pubblica diretta, il 22,9 per cento di privato convenzionato e una quota di spesa diretta delle famiglie pari al 26,4 per cento in valore relativo. La Sicilia, al contrario, si caratterizza per il peso più elevato del privato accreditato (29,8 per cento), a fronte di una quota di SSN pubblico del 52,9 per cento e di una spesa out-of-pocket relativamente più contenuta (17,3 per cento). Questi dati confermano che, a parità di tendenza generale verso sistemi misti, le modalità di integrazione fra pubblico e privato divergono in modo significativo. In Toscana prevale una logica di rafforzamento della produzione pubblica, in Emilia-Romagna un equilibrio funzionale tra i diversi canali, mentre in Sicilia il ricorso al privato accreditato assume un ruolo strutturale di supplenza del servizio pubblico. La valutazione comparativa complessiva mette in evidenza come le differenze fra le tre regioni non siano riconducibili soltanto a livelli di spesa, ma riflettano scelte organizzative e istituzionali profondamente diverse, con ricadute dirette sull’equità di accesso, sulla continuità assistenziale e sulla sostenibilità di lungo periodo dei rispettivi sistemi sanitari regionali.

Il confronto con la media nazionale rafforza il quadro. La Sicilia spende meno della media italiana in termini pro capite per il servizio sanitario pubblico, ma presenta una maggiore dipendenza dal privato e una più alta incidenza della spesa diretta delle famiglie. Il risultato è un sistema formalmente universale, ma sempre meno capace di garantire un accesso equo e tempestivo alle cure. Gli indicatori sui livelli essenziali di assistenza e il saldo negativo della mobilità sanitaria completano il quadro strutturale. La difficoltà a mantenere standard assistenziali stabili e la fuga costante di pazienti verso altre regioni non sono anomalie isolate, ma conseguenze coerenti di un modello che ha progressivamente ridotto la capacità produttiva pubblica.

Il rischio che emerge da queste serie storiche non è un collasso improvviso del sistema, ma la normalizzazione di una sanità a doppio canale. Quando la crescita della spesa privata diventa il principale meccanismo di compensazione delle carenze del servizio pubblico, il diritto alla salute resta sulla carta, mentre nella pratica dipende sempre più dalla capacità di spesa individuale. È questa la vera frattura che si è aperta nella sanità siciliana nell’ultimo decennio.

ANTONIO CRAXI'
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Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.

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