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NEL SILENZIO GENERALE SI PREPARA LA RIFORMA NAZIONALE DEI PORTI.

Nel silenzio generale, si sta elaborando una riforma molto importante, che istituisce Porti d’Italia S.p.A. e ridisegna la governance dei porti. Il tutto questo nel silenzio totale di Schifani e dell’Assessore Arico.

La riforma portuale, targata Rixi, mira a centralizzare la gestione strategica dei porti italiani tramite una nuova società pubblica, “Porti d’Italia S.p.A.”, per coordinare investimenti, pianificazione e proiezione internazionale, superando le attuali frammentazioni e lungaggini burocratiche, con l’obiettivo di rendere il sistema portuale italiano più competitivo e attrarre maggiori traffici e investimenti esteri, rafforzando la posizione dell’Italia nel Mediterraneo.

“Porti d’Italia S.p.A.” dovrebbe essere una società a capitale interamente pubblico (MIT e MEF) per la gestione degli investimenti strategici, il coordinamento delle 16 Autorità di Sistema Portuale (AdSP) e la rappresentanza internazionale. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) avrebbe la regia centrale per la pianificazione, mentre le AdSP manterrebbero la gestione locale (demanio, manutenzioni).

La società disporrebbe di 500 milioni di euro iniziali, attingendo anche agli avanzi di gestione delle AdSP, per finanziare grandi opere e infrastrutture, con l’obiettivo di aumentare gli investimenti totali di 5-6 volte.

Allo stato attuale, la bozza della riforma è stata presentata e sottoposta a revisione, con l’obiettivo di farla approvare entro la primavera nonostante alcune critiche sulla sostenibilità finanziaria. L’implementazione operativa è prevista per il 2026, dopo la stipula delle convenzioni quadro con le AdSP.

Un’altra modifica importante riguarda gli assetti di governo dei porti. Cambia la nomina del Segretario generale, che verrebbe sottoposta al parere preventivo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e si allargano gli organi di gestione inserendo rappresentanti ministeriali e della nuova società Porti d’Italia nei luoghi decisionali dei porti.

Così, però, si sposta l’asse decisionale lontano dai territori, riducendo il peso delle comunità portuali e delle parti sociali proprio nei momenti in cui si decide davvero come funziona il porto. Inoltre, la riforma non chiarisce quale contratto collettivo nazionale verrà applicato ai lavoratori che saranno assunti direttamente da Porti d’Italia S.p.A.

E’ un tema estremamente importante, da seguire con la massima attenzione, perché rischia di mettere in discussione l’unità del sistema portuale italiano.

PINO PRESTIGIACOMO
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Capitano di Lungo Corso. Dal 1977 al 2016 in servizio presso le società SIREMAR e Compagnia delle Isole. Quadro Dirigente. Consigliere Comunale a Palermo (due consiliature) e Assessore alla Provincia di Palermo.
Segretario Regionale Aggiunto UIL Trasporti Sicilia.

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