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SANITA’, POLITICA E CORRUZIONE: LA SICILIA GUIDA LA CLASSIFICA

In Sicilia la corruzione in sanità non è un’ombra passeggera: è un sistema sedimentato che utilizza ogni varco possibile, ogni ambiguità normativa, ogni fragilità amministrativa per trasformare un servizio pubblico essenziale in un terreno di conquista politica, economica e relazionale. È questo che raccontano, senza lasciare spazio per interpretazioni farisaiche, I DATI FORNITI DA LIBERA, la più importante rete italiana della società civile impegnata contro mafie, corruzione e illegalità, fra il 2024 e il 2025.

Undici inchieste, novantotto indagati, otto politici coinvolti: non un episodio, non un’eccezione, ma un ecosistema. La media italiana, nello stesso anno, è di sei inchieste e sessantaquattro indagati per regione. La Sicilia ne ha quasi il doppio. È la terza regione più colpita d’Italia, dopo Campania (18) e Lazio (12), e davanti alla Lombardia (10). Eppure, se si osservano i numeri degli indagati, la Sicilia appare ancora più anomala: Campania 219, Calabria 141, Puglia 110, Sicilia 98. Nel quadro nazionale dei 1.028 indagati, la Sicilia da sola rappresenta quasi il dieci per cento, nonostante pesi per appena l’otto per cento della popolazione.

I politici coinvolti sono 53 su scala nazionale; di questi, 8 sono siciliani: una densità superiore a quella della Lombardia (6 politici) e seconda solo al blocco Campania–Puglia (13). In proporzione agli abitanti, nessuna regione presenta un tasso così alto di coinvolgimento politico nelle inchieste 2025. È la prova più evidente di un dato strutturale: la politica siciliana non è spettatrice del problema, è parte integrante del problema.

La struttura delle inchieste mostra un’architettura precisa. La Sicilia è descritta nel dossier come un caso paradigmatico del modello tripartito: politica, amministrazione, criminalità organizzata. A differenza di altre regioni, qui i tre poli non si fondono ma si sovrappongono, si condizionano, si regolano. Il politico controlla le nomine, gli equilibri delle Asp, gli orientamenti dei bandi. L’amministrazione, indebolita da sotto-organico, età avanzata del personale, discrezionalità elevata e scarsa digitalizzazione, diventa permeabile. La mafia non sostituisce né la politica né la burocrazia: le integra come garante. Interviene quando un accordo va tutelato, un concorrente va dissuaso, un equilibrio va mantenuto. La corruzione non è un reato individuale: è una struttura che connette ruoli e poteri.

Gli indagati siciliani appartengono alle cinque categorie chiave evidenziate da Libera: politici (8), funzionari, tecnici, imprenditori e professionisti. Non c’è un livello isolato: tutti partecipano alle diverse forme di corruzione identificate nel dossier di Libera— pulviscolare, reticolare, organizzata. La corruzione reticolare domina in Sicilia: relazioni di lunga durata, fiducia interna alle reti, scambi non formalizzati ma perfettamente riconosciuti dagli attori coinvolti. Ma nei casi più gravi emergono elementi di corruzione organizzata: presenza di garanti, ruoli stabili, regole implicite. È qui che entra in scena la criminalità organizzata, non come protagonista rumorosa ma come regolatore silenzioso.

La politica siciliana, secondo il dossier, ha una responsabilità diretta nella riproduzione di queste dinamiche. Il controllo sulle nomine sanitarie — dai direttori generali ai responsabili di unità complesse — è stato per anni una leva di potere decisiva. Le Asp ignorano spesso la distinzione teorica tra tecnica e politica: i direttori vengono scelti per equilibrio politico più che per merito. La conseguenza è inevitabile: un sistema fragile, permeabile e facilmente manipolabile. Nessuna rete corruttiva potrebbe sopravvivere senza una politica che la protegge, la alimenta o la ignora.

Nel quadro comparativo nazionale, le differenze territoriali sono nette: al Nord dominano le forme tecniche e imprenditoriali, al Centro quelle relazionali istituzionali, al Sud e in Sicilia quelle sistemiche e politicamente integrate. La Sicilia non è più corrotta: è più vulnerabile strutturalmente. La corruzione non è un incidente: è un linguaggio condiviso che scorre sotto la superficie della politica e dell’amministrazione. L’effetto finale è devastante: risorse che non arrivano ai servizi, liste d’attesa interminabili, ospedali sotto organico, apparecchiature non acquistate, reparti che cadono a pezzi. Ogni favore scambiato, ogni bando pilotato, ogni nomina impropria ha un costo reale per i cittadini: meno salute. Non esiste furto più grave di questo.

La verità è che la Sicilia non uscirà dalla sua emergenza sanitaria finché la politica non rinuncerà al controllo della sanità come terreno di potere. Ma questo è il nodo: la politica siciliana, negli ultimi decenni e più ancora negli ultimi anni, non ha mostrato alcuna volontà reale di farlo. Nel sistema attuale, la sanità è troppo utile per costruire consenso, distribuire vantaggi, stornare fondi, alimentare reti. E finché la politica continuerà a comportarsi come proprietaria del servizio sanitario e non come sua garante, la corruzione non sarà un’anomalia: sarà l’unico modo possibile attraverso cui il sistema funzionerà.

ANTONIO CRAXI'
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Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.

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