Ma VOGLIAMO FARE UNA battaglia giudiziaria e di civiltà che riguarda il mega furto decennale dell’acqua pubblica nell’Agrigentino?
AICA, la società pubblica che gestisce il servizio idrico integrato nei comuni agrigentini, compra l’acqua che viene attinta nei propri territori da SICILACQUE, a 70 centesimi più IVA a metro cubo.
SICILACQUE viene costituita nel 2004, allorquando l’allora Presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro favorì la creazione di una società mista di cui la Regione Siciliana deteneva il 30% del pacchetto azionario, mentre l’ENEL, che ottenne la maggioranza delle azioni, ebbe la gestione per 40 anni delle risorse idriche, degli invasi e degli impianti di mezza Sicilia. Poi la maggioranza azionaria passò nelle mani di una società francese, VEOLIA, ed infine, più recentemente è subentrata ITALGAS.
Tutto questo, mentre nell’Agrigentino, da oltre 20 anni, non si registra alcun apprezzabile investimento nelle reti idriche, fognarie e negli impianti di depurazione, malgrado la disponibilità di svariati centinaia di milioni di euro di fondi europei.
SICILACQUE si è limitata a svolgere una sorta di attività commerciale: si è impossessata delle fonti d’acqua dei territori siciliani e la rivende a caro prezzo, come detto a 70 centesimi più IVA a metro cubo, ai vari gestori provinciali. Ma si tratta ovviamente di acqua che appartiene al pubblico demanio e che in uno stato democratico e di diritto, qual è l’Italia, e presumiamo anche la Sicilia, che appartiene al Popolo Sovrano.
Con la legge regionale n°19 del 2015, per la verità, si era tentato di porre un argine a quello che ben presto si è rivelato un sorta far west gestionale. Si è tentato cioè di dare la possibilità ai Comuni ed ai vari Governi Regionali che si sono succeduti, di ripubblicizzare la gestione del servizio idrico integrato, evitando le speculazioni economiche, quali appunto la compravendita dell’acqua dei nostri territori.
SI TRATTA DI ACQUA CHE SGORGA DALLE SORGENTI, O PIOVE DAL CIELO E VIENE RACCOLTA NEGLI INVASI ARTIFICIALI, CHE VIENE RESA DISPONILE E POTABILE, E CHE VIENE DISTRIBUITA GRAZIE AGLI IMPIANTI PUBBLICI.
La Regione Siciliana OSSERVA: NON RIPARA le reti idriche colabrodo da cui si disperde più del 60% dell’acqua immessa nelle condutture E INTANTO REALIZZA tre dissalatori mobili, sperperando qualche centinaio di milioni di euro per dissalare qualche decina di litri al secondo di acqua, mentre ovunque, specie nella Sicilia centro occidentale, si perdono migliaia di litri al secondo per mancanza di ordinaria manutenzione. MENTRE SICILACQUE, impone ad AICA di pagare 23 milioni di euro di debiti maturati negli anni che vanno dal 2021 al 2025.
BISOGNA REAGIRE, COMBATTERE UNA BATTAGLIA GIUDIZIARIA E DI CIVILTA’. PER FARE Sì CHE VENGA DATA ATTUAZIONE ALLA LEGGE n°19 del 2015 SULLA RIPUBBLICIZZAZIONE DELL’ACQUA.

Salvatore Petrotto
Salvatore Petrotto, 62 anni, sposato e padre di tre figli, giornalista pubblicista e docente di italiano e storia presso l'Istituto d'Istruzione Superiore Statale 'Enrico Fermi' di Racalmuto.
È stato per 13 anni sindaco di Racalmuto
dove, attualmente, ricopre la carica di consigliere comunale.
Ha iniziato la sua carriera politica tra le fila della Rete.
Dopo lo scioglimento del movimento di Leoluca Orlando è stato tra i fondatori di Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.


