Ma insomma: ci viene detto che la Flottilla è inutile e dannosa. Che le proteste di piazza non si possono fare se non a certe condizioni. Che dobbiamo continuare a vendere armi a Israele. Che persino parlare di aiuti umanitari ai disperati di Gaza è proibito.
E allora? Davvero dovremmo abbandonare un intero popolo al proprio destino? Io non ci sto. Non ci sto a credere che la solidarietà sia inutile. Non ci sto a pensare che la protesta pacifica e democratica sia un pericolo da reprimere. Non ci sto ad accettare che i nostri governi continuino a trarre profitto da vendite di armi mentre donne, uomini e bambini muoiono di fame, di sete, di malattie curabili. Non ci sto a farmi convincere che chiedere aiuti umanitari equivalga a un atto politico proibito.
Al contrario: tutto questo è necessario, urgente, giusto. Ogni flottilla che porta cibo e medicine ha un valore simbolico e concreto. Ogni manifestazione nonviolenta è una voce che si alza contro il silenzio. Ogni pressione politica per fermare l’export di armi è un atto di responsabilità. Ogni appello per i corridoi umanitari è un grido che difende la vita.
Condannare il massacro del 7 ottobre non significa accettare, giustificare o ridimensionare ciò che continua ad accadere a Gaza. La barbarie di Hamas non autorizza la barbarie di Israele. E ricordare quell’orrore non può tradursi nel silenzio davanti a una catastrofe umanitaria che ha assunto dimensioni inimmaginabili.
Quando parliamo di bambini che muoiono di fame e di sete, di ospedali distrutti, di civili massacrati, non stiamo facendo “strumentalizzazione politica”: stiamo chiamando le cose con il loro nome. E se oggi qualcuno prova a liquidare iniziative come la flottilla come “inutili” o “pericolose”, io ribatto che è ben più pericoloso l’inerzia.
Ogni gesto che porta cibo, acqua, medicine, testimonianza e solidarietà non è mai inutile. È un dovere. C’è chi dice che bisogna guardare al “prima e al dopo”. Io dico che bisogna guardare all’adesso.
Adesso non possiamo voltare la testa dall’altra parte. Adesso non possiamo dire che portare aiuti è superfluo. Adesso non possiamo permetterci di far sembrare naturale che i governi continuino a vendere armi mentre civili innocenti muoiono.
Non è questione di geopolitica, di equilibri o di diplomazia: è questione di umanità. O stiamo con la dignità delle persone, con chi chiede solo di sopravvivere, oppure ci rendiamo complici dell’indifferenza e della violenza.
Io scelgo da che parte stare: con Gaza, con il suo popolo, con chi non ha voce. Perché la neutralità, di fronte a una catastrofe umanitaria, non è possibile. Dante l’avrebbe chiamata ignavia.

Giorgio Trizzino
Giorgio Trizzino medico. È stato Direttore Sanitario dell’Ospedale dei Bambini di Palermo. Deputato della XVIII Legislatura. Ha fondato la Samot che eroga cure palliative domiciliari.


