Schifani ed il suo governo esultano. Parlano di un “risultato straordinario” dopo aver registrato un avanzo record da 2,15 miliardi nel bilancio consuntivo 2024.
Ma è vera gloria?
Per carità, prevengo la critica dei filogovernativi dicendo che certamente è meglio aver ottenuto un utile piuttosto che trovarsi in deficit.
Per anni la Sicilia è stata gravata da un disavanzo gravissimo, parliamo anche di 7-8 miliardi all’anno per una spesa sanitaria fuori controllo, altissimi costi del personale non comprimibili, soprattutto scarsezza di entrate. Ed infatti, dal 2014, la regione è sottoposta ad un piano di rientro che, nei fatti, paralizza le possibilità di azione, governo dopo governo.
Ora il grande annuncio: nel 2024 il trend si è invertito e il bilancio torna in attivo.
Come è stato possibile? Le notizie disponibili lo spiegano rilevante aumento delle entrate fiscali, a partire dall’IRPEF, ma anche IRES, IVA ed addirittura bollo auto ed imposta di registro. Segno di una crescita dell’economia, del resto confermata dall’aumento del PIL siciliano nel 2023 e nel 2024.
Ma proprio questo è il punto. A che cosa è dovuta la crescita del PIL e quindi in cascata dell’economia e delle entrate fiscali?
Non certamente alle politiche espansive del governo, invero prossime allo zero, ma a fattori esterni, dall’onda lunga del bonus 110 agli investimenti correlati al PNRR e ai fondi di coesione. Il peso di questi finanziamenti su una regione “povera”, con un PIL intorno a 90 miliardi di euro, giustificano pienamente la crescita del PIL. Ma è una crescita che va a finire, visto che le misure anzidette vanno a chiudersi.
È cresciuto il turismo, si, ma sappiamo bene che il turismo di massa produce occupazione precaria e poco pagata e ha un impatto molto contenuto sul PIL, anche nelle regioni più “turisticizzate”.
Insomma, giusto accogliere positivamente il risultato di bilancio 2024, sempre che la Corte dei Conti lo certifichi. Ma è essenziale valutarne criticamente le origini, comprendere che il PNRR chiude nel 2026 e del bonus 110 non se ne parlerà più. E quindi usare bene questo utile, in primo luogo per estinguere le rate del piano di rientro e chiudere i conti col passato.
Come al solito, invece, Schifani cerca di ricavarne un risultato a fini personali, soprattutto per favorire la sua ricandidatura.
La verità è che non siamo davanti a un miracolo finanziario, ma ad una situazione contingente ed occasionale, se non si riforma dalla base l’economia siciliana. Se non si attraggono gli investimenti, se non si punta sul manifatturiero avanzato e sull’agricoltura di qualità, insieme alla valorizzazione del turismo realmente produttivo. La vera prova arriverà nei prossimi bilanci: quando gli effetti una tantum svaniranno e la Corte dei Conti dovrà certificare la tenuta dei conti.
Fino ad allora, l’“avanzo record” di Schifani non è la fine del disavanzo siciliano, ma solo l’ennesima illusione spacciata per vittoria a fini propagandistici.
Ingegnere, professore universitario, già rettore dell'Università di Palermo, nonno. E' stato candidato alla carica di governatore della Regione siciliana nel 2017 con la coalizione di centrosinistra.


