La guerra è la più grande barbarie del nostro tempo. E non è un caso che i protagonisti che la alimentano siano quasi sempre uomini.
Nel terzo millennio, mentre pensavamo di aver imparato dalle pagine di storia, assistiamo ancora allo spettacolo disumano di poteri maschili che si contendono dominio con bombe e missili, travestendo da “difesa” o “interesse nazionale” l’ennesima efferatezza.
Dietro giacche e cravatte si nasconde un potere muscolare e primitivo, che confonde l’autorità con la distruzione. È il volto di una leadership incapace di emanciparsi dall’ossessione della forza, che continua a giocare con vite e città come fossero pedine su una scacchiera.
Di fronte a questo scenario, le donne – storicamente escluse dai giochi di potere – incarnano un altro paradigma: quello della vita, della cura, del dialogo, della pace. Non per una presunta superiorità biologica, ma per una civiltà diversa, maturata nell’emarginazione e nella responsabilità verso l’altro.
Le mani delle donne non costruiscono bombe: curano, sorreggono, accarezzano, generano. Mentre gli uomini marciano e distruggono, le donne raccolgono i figli, le lacrime, i frammenti di ciò che resta.
E lo dimostrano anche nel mondo dell’economia. Le donne imprenditrici, nei momenti più critici della storia – tra crisi finanziarie, recessioni e pandemie – hanno saputo reagire non chiudendosi nella paura, ma trovando nuove strade. Hanno reinventato modelli di business, innovato prodotti e servizi, custodito posti di lavoro e spesso sacrificato guadagni personali per garantire continuità e dignità alle proprie comunità. Hanno trasformato la resilienza in creatività, la fragilità in occasione di rinascita.
Questo è lo sguardo femminile sull’impresa: non il profitto a ogni costo, ma l’investimento sul capitale umano, la responsabilità sociale, la capacità di generare futuro. È la stessa attitudine che distingue chi costruisce invece che distruggere, chi tiene insieme comunità invece che dividerle.
L’umanità ha bisogno di una rivoluzione etica che metta al centro la vita, l’empatia, la responsabilità di cui sono capaci le donne. La vera civiltà non si misura con la potenza militare, ma con la capacità di rifiutare la violenza.
Se le donne – nelle istituzioni, nella politica, nell’economia – avessero più spazio nei luoghi decisionali del mondo, forse la guerra sarebbe già un ricordo del passato.

PATRIZIA DI DIO
Palermitana, imprenditrice nel campo della moda. Amministratrice delegata dell'azienda di famiglia C.i.d.a. S.r.l./La Vie En Rose che realizza e distribuisce collezioni total look donna, vendute in Italia e all'estero. Vice Presidente nazionale di Confcommercio-Imprese per l’Italia con incarico alla Legalità e la Sicurezza, Presidente di Confcommercio Palermo e Vice Presidente Nazionale di Federmoda Italia. Già Presidente Nazionale di Terziario Donna Confcommercio( anni 2011/2021).


